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Recensione
uscita su Rockeggiando.it,
luglio '06
Gli
Envidhia sono delle vecchie
conoscenze di Rockeggiando.it
e questo “Drama” è
il terzo lavoro della
band che mi accingo a
recensire.
E’
inutile nascondere la
simpatia che mi lega a
Mario Giacalone e alla
follia artistica dei suoi
Envidhia, un discorso
iniziato anni fa e che
pare destinato a non fermarsi
tanto presto; quindi passo
subito a descrivere questo
nuovo cd di dieci tracce.
La
“nu wave of death ‘n’
goth” tanto sbandierata
dalla band continua in
questo lavoro a dare gli
effetti sperati, visto
che ormai il sound della
band ha preso le sembianze
di un vero marchio di
fabbrica.
La
musica passa infatti dal
metal al gotic senza troppi
problemi, concedendo delle
parentesi molto suggestive
come in “The believer”
o “The compromise”, in
cui ancora una volta viene
fuori la passione cinematografica
di Mario, che questa volta
richiama una parte del
film “Stalker”.
Per
tutto il resto, l’esecuzione
dei brani è nella
media sempre fornita dalla
band, con parti strumentali
e registrazioni in costante
processo di miglioramento
e parti vocali pressocchè
perfette tra screaming,
growling, voci pulite
e parti recitate. La struttra
del disco è rimasta
invariata rispetto ai
lavori precedenti, ma
ciò non toglie
che le melodie concepite
da Mario Giacalone &
Co. non siano sempre all’altezza
della situazione.
Insomma,
ancora una volta gli Envidhia
danno mostra della loro
dimensione artistica,
in bilico tra sfuriate
vicine al death metal
e atmosfere decadenti,
intese come manifestazioni
della loro dimensione
intellettuale.
Per
questo, consiglio a chi
fosse interessato di procurarsi
anche i precedenti lavori,
visto che il continuo
divenire artistico della
band si è costruito
su un notevole cammino
artistico/intellettuale.
Bravi
ancora una volta.
Dario
Indelicato
Contatti:
www.envidhia.135.it -
envidhia@excite.it
Recensione
sul magazine METAL SHOCK
n. 454 15/31 Maggio 2006
ENVIDHIA
- "Drama"
Goth rock dal gusto decisamente
piccante, cosi' forse
si possono definire gli
Envidhia, un gruppo siciliano
(suppongo, visto che manca
qualsiasi frase biografica
della band) che indubbiamente
sa mettere in risalto
la propria personalità
musicale. Infatti quello
che ho potuto apprezzare
in questo demo è
l'originalità stilistica
e il carattere forte e
introverso di questi ragazzi
che hanno saputo mischiare
punk, metal (poco), gothic,
glam, new wave e qualcos'altro
per ottenere alla fine
un genere tutto loro,
potente e introverso ma
allo stesso tempo semplice
e piacevole da ascoltare.
Buona le linee vocali,
a tratti mi ricorda qialcosa
dei SOAD, anche se comunque
vi consiglio di mixare
meglio la voce nei futuri
demo. Certo, anche se
prima ho scritto che i
vostri pezzi sono semplici
da ascoltare, sentire
tutto il vostro cd puo'
essere (in maniera positiva)
impegnativo in quanto
dalle vostre canzoni esce
una componente malinconica
e mistica che difficilmente
si riesce a digerire le
prime volte. Gruppo per
certi versi molto intellettuale,
pesante, se siete alla
ricerca di qualcosa di
tranquillo forse non fa
per voi questo cd; se
invece siete curiosi e
dediti all'ascolto di
buona musica interessante,
allor anon resta che contattarli.
Complimenti.
Contatti:
www.envidhia.135.it
envidhia@excite.it
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THE SNARE ::.. |
Recensione
uscita il 06/05/'05 sul webmagazine
www.hmp.it
Gli Envidhia
sono attivi dai primi anni novanta
e si sono presi tutto il tempo
necessario prima di registrare
The Snare, lavoro preceduto solo
da alcuni demo, singoli ed un
MCD. Questo tanto per sottolineare
come ci siano band che dopo sei
mesi in sala prove si ritengono
già in grado di registrare
un full length e band che preferiscono
affinare le proprie capacità
ed il proprio song writing prima
di cimentarsi in una prova a lungo
respiro.
Oltretutto, The Snare, pur contando
su ben quattordici tracce, è
in realtà presentato come
un promo e viene visto dalla band
solo come un modo per farsi conoscere
oltre i confini della propria
regione: se non è modestia
questa. Il sound della band prende
le mosse da un originale mix tra
metal, dark ed elettronica per
una proposta definita dalla stessa
band "death'n'goth",
che offre svariati spunti interessanti
soprattutto laddove gli Envidhia
giocano la carta della ricerca
introspettiva e sfornano piccoli
gioielli come "Above Everything
And Everyone", una delle
composizioni più eclettiche
ed interessanti dell'intero lavoro.
La vera pecca di The Snare è
rappresentata da una registrazione
penalizzante e poco rifinita,
adatta appunto ad un promo e non
ad un vero album, inficiando non
poco il risultato finale della
prova. Non resta che sperare che
qualche label si accorga degli
Envidhia e gli offra la possibilità
di ritornare in studio per coronare
finalmente in modo degno quindici
anni di onorata attività.
La mela
avvelenata
06-05-2005
Michele Giorgi
Recensione
uscita il 02/05/'05 sul webmagazine
www.rockeggiando.it
ENVIDHIA - “The snare”
Con
questo “The snare” gli Envidhia
aggiungono un altro tassello alla
loro già interessante discografia.
Rispetto al precedente “Black flowers”,
già recensito in questa sede,
ho ben poco da aggiungere, se non
il fatto che questa volta il disco
comprende ben quattordici tracce
che mettono il sigillo sulla maturità
raggiunta dalla band nel songwriting.
Infatti, i trapanesi Envidhia, guidati
da Mario Giacalone, hanno ormai
raggiunto un proprio stile ben definito
sia nella musica che nei contenuti.
Il genere proposto è sempre
quel “nu wave of death ‘n’ goth”,
in cui musica, poesia e teatralità
si fondono alla perfezione; il tutto
condito per l’occasione da nuove
influenze thrash/industrial che
nel complesso non snaturano la proposta
della band, ma, anzi, la arricchiscono
di espressione.
I momenti che si fanno maggiormente
apprezzare sono però quelli
più intimi e melodici, come
le bellissime “My sea”, “Above everything
and everyone” o la conclusiva “The
end”, in cui ancora una volta il
singer Mario Giacalone mette in
evidenza tutte le sue capacità
interpretative.
L’unica pecca, purtroppo, risiede
nella qualità della produzione,
che in certi punti limita la comprensione
delle singole sfumature delle canzoni.
In ogni caso, se è vero che
l’arte (nel senso più puro
del termine) non ha confini, gli
Envidhia ne sono la chiara dimostrazione.
“The snare” può colpirvi
dritti al volto o farvi percorrere
da un brivido lungo la schiena:
a voi scegliere le sensazioni più
opportune tra le tante che questo
disco sa dare.
Dario Indelicato
Contatti:
www.envidhia.tk - envidhia@excite.it
Recensione
uscita il 30/04/'05 sul webmagazine
www.metalzone.it
ARTIST:
ENVIDHIA
TITLE: THE
SNARE
YEAR: 2005
LABEL: STD
WEB: www.envidhia.tk
EMAIL: envidhia@excite.it
DATA RECENSIONE: 30/04/2005
RECENSIONE A CURA DI: Gi.Bi.
GIUDIZIO FINALE: 80/100
Grandiosi, originali, unici...non
so che altri aggettivi trovare
per definire gli Envidhia.
Gli
Envidhia non sono certo una band
alle prime armi, infatti il nucleo
storico della band nasce nel 1989
e dopo un periodo di studio durato
fino al 1992, incomincia a registrare
demo anche sotto altri nomi, demo
che purtroppo, data la cattiva
registrazione, non catturano l'attenzione
dei più ma portano la band
a ottenere un discreto interesse
nell'underground musicale siciliano.
E'
certo che gli Envidhia raggiungono
la piena maturità musicale
con questo lavoro che ci porta
una band nuova e con idee originalissime.
Definire
il genere degli Envidhia non si
può, è un genere
tutto loro ma sicuramente riescono
a catturare l'attenzione dell'ascoltatore
anche con sonorità a volte
estreme ma sempre piacevoli e
accattivanti. Se proprio vogliamo
etichettare il genere lo potremmo
definire eletronic gothic, ma
sicuramente l'etichetta gli sta
stretta e pure parecchio.
Un
solo piccolo appunto, trovate
un batterista, perchè in
alcuni passaggi la drum machine
"stona " con la musica
da voi proposta.
Che
altro dire, procuratevi una copia
di questo cd e godetevi queste
sonorità tutte nuove e
affascinanti. Complimenti.
Recensione
uscita il 12/04/'05 sul webmagazine
www.dheadbangerszine.com
VOTO:
6,5/10
gothic dark wave
www.envidhia.tk
envidhia@excite.it
Nuova uscita per i siciliani Envidhia,
che mi erano piaciuti così
così col la loro precedente
release, “Black flowers”. Beh,
scordatevi quel disco perché
Giacalone e soci hanno cambiato
ampiamente le carte in tavola,
con un album , “The snare”, che
si concentra molto più
su strutture goth elettroniche
e con le chitarre che fanno da
contorno. Scompaiono quasi totalmente
gli screaming vocals per dar spazio
ad un cantato più ricercato,
e anche una certa teatralità
del gruppo, cosa che mi aveva
entusiasmato in “Black flowers”.
La produzione non è eccelsa,
in certi frangenti la drum machine
viene sommersa dall’elettronica
e le chitarre non graffiano, a
parte questi elementi negativi
bisogna dire che le strutture
delle canzoni hanno preso una
loro stabilità, che rende
le songs molto easy listening,
ma che racchiude in se anche una
certa capacità di saper
emozionare l’ascoltatore… Canzoni
come “I love you”, “The answers”
non lasciano certo il tempo che
trovano… Poi ci sono soluzioni
tipo “Hoping to meet you” che
potrebbero far storcere il naso
a qualcuno, ma in compenso questa
è una song che potrebbe
essere tranquillamente suonata
in qualsiasi goth club senza sfigurare.
L’intero disco si mantiene stabile
su queste coordinate, ottenendo
i maggiori consensi nelle ultime
tre canzoni, davvero emozionanti
e piene di pathos… Gli Envidhia
si rimettono in discussione ancora
una volta, dimostrando la loro
pelle camaleontica e geniale,
con il grande cruccio di non avere
la giusta produzione che questa
musica meriterebbe. Da riconfermare
nelle prossime uscite. (Pepp1).
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BLACK FLOWERS ::.. |
ENVIDHIA
- Black Flowers
Etichetta: autoprodotto / Sky
Pro Media
Anno: 2004
Durata: 39 min
Genere: avant-garde gothic death
metal
Un'idea
che mi sono fatto da subito, e
che successivi ascolti mi confermano,
è che gli Envidhia stiano
molto avanti. Pure troppo. Già
lo spiegarvi particolari squisitamente
tecnici è un'impresa non
da poco!... Ma insieme ce la possiamo
fare, su, Gianni, l'ottimismo
vooolaaa!!...
Allora questo "Black Flowers"
viene presentato come un mini-CD,
ma ha 9 brani e dura 39 minuti:
a casa mia questo si chiama album!
Viene presentato come un'uscita
ufficiale, anche se purtroppo
in certi punti suona come un demo;
si tratta poi di un'autoproduzione
la cui promozione e distribuzione
è affidata a tale Sky Pro
Media.
Invece, parlando degli Envidhia,
iniziamo col dire che provengono
dalla provincia di Trapani e che,
almeno per "Black Flowers",
la line-up consta di due soli
e coraggiosi individui: Mario
Giacalone (voce e basso) e Salvo
Siracusa (chitarre e tastiere).
Tuttavia all'album partecipano,
in veste di co-compositori, anche
Matteo Maniero dei Dying Bard
e Renato Zampieri dei Gaia's Vestige.
Ooook, finiamola qui: voglio tralasciare
gli sponsor e parlarvi del disco
senza consumare altri byte!
L'artwork è asciutto e
carico di eleganza dark (che però,
in quanto tale, rischia spesso
di scadere nel kitsch), e denota
già una certa classe, o
quantomeno un certo pretendere
un minimo di attenzione in più.
Gli Envidhia si autodefiniscono
death'n'goth, e per una volta
posso dire che l'autodefinizione
è alquanto azzeccata. Il
lavoro chitarristico è
molto classicamente heavy metal
e mi ricorda certi dischi di King
Diamond, ma spesso si va sul pesante,
pur rimanendo spesso in contesti
più 'gothic' che 'metal':
credo che abbiamo a che fare con
uno di quei rarissimi ibridi gothic/metal
ben riusciti, che possano essere
apprezzati tanto dai metallari
quanto dai darkettoni. Beh, pensandoci
meglio, forse la componente metal
è più forte!...
La heaviness del disco è
garantita grazie anche all'utilizzo
della voce, che passa con disinvoltura
dal canto melodico al growling
allo screaming, senza però
appesantire troppo l'ascolto,
e questo è un bene, e lo
si nota subito dall'opener "Black
Flowers P. 1". L'unica pecca
che ha la voce è secondo
me il fatto di essere troppo buona!!
Lo so, pare un paradosso, e forse
è proprio questo che è.
Si nota che sulla voce è
stata prestata moltissima attenzione,
tant'è che potrei tranquillamente
dire che la voce faccia il 50%
del valore di questo album. Questo
purtroppo fa sfigurare il resto
della produzione, che suona più
artigianale: una voce da album
e degli strumenti da demo danno
l'impressione di stare ad ascoltare
un demo con delle voci registrate
ottimamente, e non un album registrato
frettolosamente. E quindi mi accorgo
di altre cose: le tastiere che,
seppur tendendo ad essere troppo
invasive, perlopiù stanno
al loro posto, ma comunque l'imitazione
di violini alla lunga rimane stomachevole,
almeno per la mia 'intolleranza
individuale' alle tastiere!...
Durante l'ascolto dell'album si
fanno evidenti quelle influenze
che credo di indovinare possano
essere stato decisive per la sua
stesura: Celtic Frost e Therion,
per un sofferto equilibrio tra
heavy metal ed avant-garde, tra
rock'n'roll e sensibilità
operistica. Chissà se è
vero!! Non lo so, ma a confermarmelo
arriva la quinta traccia, "Flying
Over", in vero un poco pastrocchiona.
Altri brani che meritano una menzione
sono "Song For The Coming
Ages", piena zeppa di campionamenti
dal film porno "Il Confessionale",
e la conclusiva "Black Flowers
P. III", dominata dal mantra
"voglio regalarti fiori neri"
(ancora 'sti benedetti fiori neri...),
recitato dalla band e da un caso
evidente di corruzione minorile...
L'effetto generale è grottesco,
ma non sono certo se sia voluto
o meno.
Un'ultima osservazione sulla batteria,
posso solo dire che non ho chiara
una cosa: se è una batteria
elettronica, sembra quasi vera,
e quindi bravi. Se è una
batteria acustica, sembra una
batteria elettronica, e dunque
dovevate stare più attenti.
Nel primo caso inviterei la band
a fornirsi almeno di un turnista
per le loro future registrazioni.
Nel secondo caso, beh... Dovevate
prestare attenzione a tutti gli
strumenti, non solo alla voce!!
Se infatti questo prodotto si
prende un 7 invece che un 8 è
per una scarsa cura dei particolari,
ad iniziare dai riff di chitarra,
spesso troppo banali. Se gli Envidhia
non si fossero lasciati prendere
dalla premura, che comunque comprendo
pienamente, quando si hanno in
testa delle idee che non si vede
l'ora di condividere col resto
del mondo, questo "Black
Flowers" sarebbe potuto essere
un capolavoro.
(MoonFish - Gennaio 2005)
Voto: 7
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ENVIDHIA - "Black Flowers"
- www.infernalcrusade.com
Dopo un
po' d'attesa, eccoci anche dagli
ENVIDHIA (abbiate fede, gente...),
band strana e molto interessante
proveniente dalla Sicilia (South
of Italy rules...). Si autodefiniscono
Death Gothic band, e sono in effetti
un duo. La loro musica è
decisamente evocativa, anche se
la qualità della registrazione
risulta troppo "soft"
e, a mio avviso, li penalizza
un po': con alcuni suoni più
"decisi", specie nella
batteria, questo CD sarebbe stato
perfetto. Le chitarre sono precise
e accattivanti, la voce acida
e "malata" al punto
giusto, le melodie originali e
malinconiche... questo è
ciò che viene fuori dall'ascolto
di questo lavoro: una tristezza
dolce e infinita, una poesia armonica
e sfuggente. Gli appassionati
del sound gotico e malinconico
troveranno pane per i loro denti,
magari i metallari più
incalliti non lo apprezzeranno
fino in fondo, ma questi giovani
siciliani hanno stoffa e qui in
redazioni siamo proprio curiosi
di sentire cosa ci riserveranno
per il futuro... Ultima nota,
l'artwork, piuttosto carino e
in linea col contenuto malinconico
del CD. Insomma, un lavoro adatto
a palati raffinati, questo "Black
Flowers"!
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ENVIDHIA - "Black Flowers"
- Metal
Shock n° 413 - 1/15
settembre '04
La fattura
è ottima. I musicisti sono
solamente due: Mario Giacalone
e Salvo Siracusa eppure sono bastati
per concepire un disco di tale
già acclamato livello.
Non solo la registrazione è
professionale, ma anche il mixaggio
e la fase di montaggio sono tali
da rendere il demo un vero e proprio
album a tutti gli effetti (a parte
qualche strano, penso non voluto,
improvviso sbalzo di volume).
Il mio pezzo preferito è
"My Son" e ritengo non
senza un minimo di arroganza che
vi rappresenti in pieno; il verbo
non è picchiare forte sempre
piu' forte, la parola d'ordine
non è correre oltre le
barriere del suono, la vostra
prerogativa non è stupire
in quanto a tecnica, ne sbalordire
in quanto a stranezze, il vostro
verbo è "arte",
fare musica per l'arte, saper
creare qualcosa che divenga autonoma
dal singolo che la concepisce
e restituirla in una forma elegante
e decorosa. Perfetta nella forma
e ricca nella sostanza, in altre
parole piacevole all'ascoltatore.
Sugestivo l'assolo di "I
hate my name", un pezzo quasi
orchestrale, maestosi e imponenti
gli arrangiamenti. Nei brani peraltro
molto lunghi e numerosi, non si
avverte nulla di ripetitivo e
le parti cambiano in continuazione,
quasi ci si trovasse ad ascoltare
un opera di qualche compositore
famoso tanto è vasto il
campo su cui gli Envidhia si sono
cimentati.
Rotti gli schemi dell'intro-strofa-ritornello-solo,
i ragazzi sconfinano e ci salutano
dall'alto.
A.D.M.
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ENVIDHIA
“Black flowers” - www.rockeggiando.it
Lo confesso,
musicalmente parlando, un mio
grande limite è sempre
stato quello di non riuscire a
procedere oltre il terzo brano
di un disco catalogato come doom,
black, passando per il death e
tutta la roba estrema in generale.
Insomma, nonostante gli Envidhia
siano persone splendide che ho
avuto modo di conoscere durante
il “Temple of Power”, in un certo
senso partivo prevenuto nei confronti
della loro musica. Per questo
sono arrivato ad una conclusione:
esistono sempre le eccezioni che
confermano la regola. Gli Envidhia
fanno buona musica e basta.
“An epic wave of death ‘n goth”…così
riporta il sigillo del cd consegnatomi
dalla band, guidata dall’ottimo
e carismatico singer Mario Giacalone.
Effettivamente, già al
primo impatto, il titolo “Black
Flowers” e l’artwork la dicono
lunga sul contenuto di questo
lavoro. Atmosfere cupe, melodie,
screaming e voce naturale nei
punti giusti, buoni arrangiamenti,
parti armoniche e sfuriate metal:
in questo dischetto c’è
tutto ciò che può
desiderare un seguace del genere.
Anche se per la verità,
va detto, la musica viene penalizzata
da una registrazione non proprio
eccellente in alcune parti. In
ogni caso, la musica stessa non
è l’unica protagonista
dell’album; infatti meritano di
essere “capite” le parti recitate
sullo splendido tappeto sonoro
creato dalle tastiere (da menzionare
l’originalissima “song for the
coming ages”). Con “Black flowers”
la band ci invita ad effettuare
un lungo viaggio, fatto di emozioni,
suggestioni, illusioni e paure
dal quale difficilmente gli ascoltatori
(anche quelli come me che non
masticano molto il genere) riusciranno
ad uscirne indenni. Insomma, chiamateli
death, dark, black o come vi pare,
gli Envidhia ci sanno fare e lo
hanno dimostrato. Pare quindi
superfluo sottolineare che la
band, proveniente dalle zone di
Trapani, si possa inserire a testa
alta nella scena siciliana. I
presupposti per crescere e fare
il definitivo salto di qualità
ci sono tutti. Come si dice, se
son rose (meglio se nere) fioriranno.
Nota di
colore: nelle esibizioni live
delle oscure fanciulle mettono
in atto delle coreografie a supporto
della musica che meritano di essere
viste…
Dario Indelicato
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ENVIDHIA
- "BLACK FLOWERS" -
Mini cd - www.metalloitaliano.it
Complimenti,
davvero. Il passo avanti dei trapanesi
Envidhia, rispetto alla prima
relese di qualche tempo fa, è
notevolissimo. Tutte le nove tracce
di questa autoproduzione (fatico
a definire ep un cd di 40 minuti)
sono particolarmente ispirate.
Le melodie, punto nodale di qualunque
cd goth che si rispetti, sono
ammalianti e ricercate ("My
Son" è una litania
di ottima fattura), così
come ho trovato ben riuscite i
riarrangiamenti di due brani presenti
nel precedente "The Plague",
ovvero "I Hate My Name"
e "Shadow", certamente
migliorati in questa versione
(e non si tartta, semplicemente,
di aggiunta di ninnoli: i ragazzi
sono penetrati a fondo nella struttura
della canzone). Se con "Flying
Over" ascoltiamo un break
dal sentore orchestrale, reminescenza
del gotico in senso stretto (ovvero,
il sublime nel terrore), con la
citata "Shadow" arriviamo
ad un brano veloce, dinamico,
potente, maggiormente incline
al death di stampo scandinavo
(pur se contaminato dalla ricerca
della melodia pura e semplice).
"Song for the Coming Ages"
possiede la stessa atmosfera malsana
del film di Salieri cui si ispira
(un porno di ambientazione ecclesiastica),
mentre con "The Past…"
torniamo a stilemi più
death, sulla scia degli ultimi
Dark tranquillity. Chiude la semi-ballad
corale "Black Flowers pt.3",
necessaria e trascurabile nel
contempo. In definitiva: un cd
che gode di buoni arrangiamenti,
che crea atmosfere disparate,
suonato con gusto, con una produzione
discreta (certamente superiore
al lavoro precedente della band),
dalla passione palpabile e di
sicuro impatto. La band, insomma,
comincia a mostrare quelle potenzialità
che avevo ravvisato. Continuare
così.
Michele
Apprendi
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Envidhia
- Black Flowers - www.brutalism.com
(webmagazine olandese)
Two Italian guys that are making
emotional black related metal.
Symphonic, atmospheric and sidesteps
to aggression. Clean vocals interacting
with a raw screamer. Good guitarwork
and floating keys. This is a CD
that you can use to relax a bit
but still listen to emotional
and heavy music.
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:: Envidhia
- Black Flowers - www.rawandwild.com
Black flowers e' il titolo dell'ultima
fatica dei siciliani Envidhia
,band attiva gia' da alcuni anni
e con un bel po' di esperienza
alle spalle,sia per quanto riguarda
la dimensione live che per quella
prettamente da studio.Descrivere
la musica del combo siciliano
non e' cosa semplice.:la band
ha la capacita' di spaziare attraverso
una moltitudine di sfumature del
metal , senza pero' allontanarsi
da cio' che e' la base principale:un
Death gotico sofferto e molto
malinconico. Mi hanno molto ricordato
i Katatonia di Brave Murder Day..Si,
perche' in tutte la canzoni alleggia
quel qualcosa di evocativo e misterioso
che possiamo trovare nei lavori
di Blackeim e soci,commisto ad
una nota decadente tipica degli
Anathema di quel capolavoro mai
eguagliato intitolato Silent enigma..
Le capacita' del gruppo sono per
di piu' ottime e su tutti spicca
il singer e deus ex machina Mario
Scicolone,dotato di una voce molto
potente che alterna il tipico
scream-growl a parti molto piu'
rilassate e intimistiche. My son,
e' a parer mio la canzone che
meglio descrive la musica degli
Envidhia ;sofferta ma allo stesso
tempo potente,sognante ma molto
concreta.Con I hate my name la
band sottolinea l'amore per band
come gli Anatema,mettendo in risalto
un'ottima vena compositiva e buona
tecnica esecutiva.Si arriva a
Black flowers pt II, che inizia
molto inquietante con un coro
sulfureo che,non so per quale
associazione metallica ,mi ricorda
molto i Celtic Frost di Into the
pandemonium..gran pezzo.In definitiva
mi sembra superfluo tentare ancora
di descrivere Black Flowers, primo
perche' e' tutto da scoprire,
poi perche' a me ha dato un certo
tipo di emozioni , ma grazie alla
sua dinamicita' e varieta' di
sicuro,suscitera' emozioni differenti
a chiunque lo ascolti..Per gli
amanti del genere, un ottimo viaggio
verso le ombre decadenti di fine
'800.
IN
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ENVIDHIA - "Black Flowers"
- www.trapanimag.too.it
Per l'occasione di questa recensione
la band mi ha gentilmente fatto
pervenire il primo demo "The
Plague" e visitando il sito
web della band abbiamo visto il
discreto successo che ha riscosso
nella scena non solo nazionale;
molto interessante. Veniamo a
noi, forse la band ci ha fatto
avere anche il primo demo per
evidenziare al meglio le differenze
enormi che ci sono con questa
nuova uscita. "Black Flowers"
sfrutta diversi canali di promozione
e distribuzione per via dell'agenzia
Sky Pro Media rilevandoci la meticolosità
dell'operato con alcuni dati importanti.
Registrato in 3 studi diversi
con diverse collaborazioni pescate
un po in giro per l'Italia un
concept molto cupo ed oscuro e
quindi con tematiche difficili
e rivolte a stendere l'ascoltatore
regalando "Fiori Neri".
L'unica canzone in Italiano ovvero
"Black Flowers p.III"
evidenzia questo concetto che
ripercuote non tutto il lavoro
della band. La bellezza di Black
Flowers è infatti la sua
varieta di contenuti e di forme
musicali. Death, Gothic, Epic,
una mistura orginale ed esclusiva
che possiamo in breve riassumere
cosi. Una vena epica accompagna
delle straordinarie canzoni gothic
metal come Black Flowers p.I,
My Son, Black Flowers p.III. Le
canzoni piu sfacciate e potenti
sono I Hate My Name, Shadow e
soprattutto "The Past Strange
World" (canzone che onora
gli Envidhia di partecipare ad
una compilation che racchiude
molte bands metal italiane) puro
death metal melodico. Poi dobbiamo
soffermarci su alcune canzoni
assurde come "Song For The
Coming Ages" e "Flying
Over". La prima è
una ballata che esalta dei contenuti
esoterici proponendoci l'ascolto
di alcune parti di un film, la
seconda è praticamente
un opera lirica. Rimaniamo qui
stupiti dal cantante che si immerge
in una dimensione distante dimostrando
il suo valore di clean vocalist
e non solo, qui infatti cori e
parti liriche ci immergono di
stupore. In tutto il cd la differenza
la fa proprio il singer che riesce
a cantare in mille modi diversi,
parti acute e parti estreme (inumane,
queste sono caratteristiche esclusivamente
metal) fuse in un prodotto davvero
unico. Strumentalmente il genere
è interessante, denota
certamente una grande sperimentazione
e ricerca anche se questo tipo
di sonorità non sempre
è facile buttarle giu.
Per chi è comunque un estimatore
di questo genere di musica "Black
Flowers" è sicuramente
un prodotto valido, con un ottima
produzione (non ci sono infatti
paragoni con il primo demo) e
con un idea musicale originale
ed interessante.. Rimaniamo sui
passi degli Envidhia per seguirne
gli sviluppi certi che questa
è vera e propria diffusione
culturale musicale del nostro
territorio.. Rimaniamo anche curiosi
e in attesa di vedere la band
all'opera dal vivo.
P.F.
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Envidhia
- Black Flowers
Sky Pro Media - 2004
E-mail:
envidhia@excite.it
VOTO: 7
recensore: Asradel
26/05/2004 - www.haternal.com
Eccoci giunti alla prima produzione
targata Sky Pro Media, una piccola
etichetta che in contemporanea,
ha dato alle stampe una compilation
molto valida che recensiremo a
breve. Ma torniamo agli Envidhia,
gruppo attivo da tre anni e proveniente
dalla zona del trapanese che propone,
direttamente estrapolato dalla
loro bio, "an epic wave of
death'n gothic"... sinceramente
di epico sento ben poco, ma non
vi è ombra di dubbio che
si tratta principalmente di death,
dai forti connotati svedesi, fuso
piuttosto bene con il gothic dal
sapore a volte vagamente Novembre
(soprattutto per l'uso delle tastiere).
I ragazzi suonano bene, il prodotto
è piuttosto eterogeneo,
canzoni più atmosferiche
(la titletrack oppure la bella
"My Son") si alternano
a brani più tirati (come
le due canzoni ri-arrangiate tratte
dal loro primo demo "The
Plague", dove si sentono
decisamente le influenze più
estreme, in un certo senso i brani
più derivativi presenti
nell'intero platter, dove forte
è la vicinanza con i Cemetary)
e a momenti sperimentali, come
"Flying Over" (cantato
operistico registrato da Giulio
di Gregorio degli Irencros) o
la avangardistica "Song For
The Coming Ages" composta
per l'occasione da Matteo Maniero
(The Dying Bard). Gli Envidhia
sanno stupire e a volte sinceramente
mi affascina questa loro voglia
di proporre del nuovo, un'originalità
che trasuda da ogni elemento presente
nel disco, a cominciare dall'interessantissimo
uso della voce, sto parlando di
un cantato/recitato/screaming,
e da un uso efficace di tastiere.
Se non fosse per un artwork di
poco gusto (personalissima opinione)
e per una registrazione non eccelsa,
"Black Flowers" avrebbe
meritato un voto più alto.
Rimane il vago sentore che il
gruppo in questione potrà
togliersi grandi soddisfazioni
in futuro.
line up:
Mario Giacalone - vocals/bass,
Salvo Siracusa - guitars/keys
26/05 -
www.haternal.com
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Envidhia - Black Flowers
Anno: 2004
Genere: Gothic
Autore: Renato Zampieri "Renaz"
Voto: 71
16/05/'04 - www.metallized.it
Il voto
che vedete è sulla fiducia.
Fiducia in una band che odora
di grandioso - ma che non si fa
ancora vedere chiaramente-, che
dimostra di avere eccellenti idee
-ma che vagano un po’ titubanti
nella loro mente-, che sperimenta
con coraggio diverse strade poco
battute in Italia – ma che non
rischia ancora abbastanza.
“Black Flowers” ha di bello il
fatto di essere in album semplice
ma allo stesso tempo estremamente
studiato, se non altro perché
il duo composto dal chitarrista/
tastierista Salvo Siracusa e dal
cantante/ bassista Mario Giacalone
dimostra di avere buon gusto compositivo
e nell’arrangiamento. Il genere
è difficile da identificare:
la band gioca su strutture gothic
(soprattutto le tastiere e la
batteria), ma le chitarre richiamano
il classico death nordico nel
riffing e il rock più tradizionale
negli assoli, il cantato e le
orchestrazioni sono di stampo
più epicheggiante. Insomma,
un pout-pourri di influenze che
viene mescolato in maniera abbastanza
omogenea e soddisfacente, sempre
che possa piacere l’idea di unire
idee spesso divergenti tra loro.
La cosa che più mi ha colpito
di questo disco –e sicuramente
il fattore più influente
sul voto- è l’arrangiamento
vocale. Giacalone si rivela un
singer estremamente versatile
e potente, adatto praticamente
a tutte le influenze proposte,
anche se sicuramente primeggia
nelle clean vocals tenorili che
ogni tanto prendono il sopravvento
(vedi ad esempio l’orchestrale
“Flying Over”).
Un po’ deludenti invece i riff
di chitarra (ad esempio in “Shadow”),
ma imputo la loro banalità
alla volontà di concentrarsi
su altri aspetti della composizione.
Le tastiere sono insignificanti
il più delle volte (“My
Son” in questo senso primeggia),
ma non si può dire che
sia essenziale il fatto che risaltino,
al pari delle chitarre ritmiche.
La più grande pecca consiste
nella batteria, campionata e integrata
malamente nel missaggio. Se fosse
stata curata di più ne
avrebbe giovato anche il resto
della registrazione, che appare
così abbastanza “casereccia”,
nonostante ad un’analisi approfondita
riveli molta attenzione ai suoni
(guarda caso, soprattutto della
voce).
Gradevole il tentativo di integrare
i brani scritti ed arrangiati
da loro stessi con qualche melodia
composta da altre band (è
il caso di “Flying Over” e “Song
For The Coming Ages”), un’idea
che dona maggiore varietà
musicale.
Gli Envidhia sono sulla buona
strada… basta eliminare i difetti
menzionati per avere una grande
band italiana, o perlomeno una
band degna di successo.
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ENVIDHIA
– Black Flowers
08/04/'04 - sonicbands.it
L’anno
scorso eravamo rimasti compiaciuti
dal singolo autoprodotto “I hate
my name” che ha visto poi dare
alla luce un demo-cd attraverso
il quale gli Envidhia sono arrivati
successivamente all’aggancio con
la SPM.
Compiaciuti per l’idea musicale
non indifferente e dispiaciuti
per una produzione ancora poco
matura accogliamo questa uscita
della band con assoluta stima
rimanendo impressionati per quanto
prodotto.
9 brani, interessanti collaborazioni,
una produzione e un songwriting
che non ha piu nulla a che vedere
con le vecchie uscite, “Black
Flowers” nuovo mcd degli Envidhia
è un lavoro molto complicato
ma soprattutto geniale. Il vecchio
ricordo delle autoproduzioni è
quindi distante adesso che il
mcd in questione è stato
lavorato in 3 studi diversi con
una cura ed una devozione molto
attenta e specifica da parte della
band a creare atmosfere e ambientazioni
semplicemente straordinarie. Il
dischetto suona molto bene la
varietà che offre è
piu che esaustiva ed indicativa
di una maturità artistica
raggiunta in modo sopraffine e
consapevole. Gli Envidhia definiscono
il genere proposto come “an epic
wave of death’n’goth” si tratta
infatti di un prodotto metal melodico
ed estremo allo stesso tempo,
con brillanti esecuzioni che non
fanno quindi mancare la melodia
alla potenza del metal. Le chitarre
girano su riffs corposi e ben
stilati, le tastiere si preoccupano
di fornire una componente sinfonica
molto appropriata, basso e batteria
sono perfettamente in sintonia
con il resto. Riserviamo ancora
una volta una nota a favore del
cantante degli Envidhia che è
obiettivamente un professionista
completo e capace di realizzare
un prodotto vocale sublime alternando
diversi tipi di screams, growls,
cori, voci pulite, voci teatrali
caratterizzate interpretazioni
toccanti, sublime il lavoro condotto
sia nei pezzi piu duri che in
quelli piu melodici ed atmosferici.
All’interno delle 9 canzoni notiamo
2 canzoni riprese dal vecchio
demo tra cui una nuova versione
del singolo che abbiamo conosciuto
ovvero “I hate my name” metro
di paragone perfetto per capire
la differenza e quindi le potenzialità
raggiunte. Notiamo che la canzone
“Black Flowers” si divide in 3
parti che seppur evidentemente
riprendono lo stesso tema sono
l’una differente dall’altra (la
terza parte del concept essendo
cantata in italiano ci chiarisce
il messaggio proposto mettendo
in risalto il forte disagio sociale
ed introspettivo espresso nei
testi della band anche se non
puo reggere il paragone con la
prima bellissima estreme epic
song e la seconda che ritrae un
quadro piu old style heavy metal).
Troviamo poi una stupenda canzone
in stile gothic cioe “My Son”
impressionante chicca che vede
violini e strumenti orchestrali
vari viaggiare assieme le potenti
chitarre e dove il cantante mette
in sintesi il suo operanto spaziando
da parti pulite a parti corali,
da parti gridate in scream a parti
estreme vocali varie. Capolavoro.
Si prosegue con un pezzo lirico,
una composizione orchestrale eccellente
con una lavoro corale immenso
e delle parti pulite da tenore,
un pezzo che esce fuori dai soliti
canoni delle proposte metal. Si
continua poi con un pezzo divertente
ed ironico, “Song for the coming
ages” è una composizione
epica molto interessante che manda
un messaggio sarcastico molto
forte caratterizzato da alcune
parti parlate prese da un film.
Infine “The past strange world”
è assieme a “Shadow” il
pezzo death metal per eccellenza,
potentissime, dirette ed efficaci.
Tutti gli amanti del metal possono
trovare questo nuovo lavoro degli
Envidhia interessante senza dubbio,
consigliato a chi oltre alla potenza
del metal gradisce atmosfere e
melodie epiche da colonna sonora.
Tracklist:
01) Black Flowers p.I
02) My Son
03) I Hate My Name
04) Black Flowers p.II
05) Flying Over
06) Shadow
07) Song For The Coming Ages
08) The Past Strange World
09) Black Flowers p.III
www.envidhia.tk
Antonio
Monteschi
|
|
..::
THE PLAGUE ::.. |
Recensione
di Michele Apprendi uscita l'01/03/'04
sul webmagazine Metallo Italiano
- www.metalloitaliano.it
Già
nella bio, i trapanesi Envidhia
mi avvisavano in merito alla produzione
non eccelsa di questo cd, causa
budget limitato. Effettivamente,
questa non è delle migliori:
soprattutto la batteria, causa
missaggio non perfetto, sembra
perdere qualche colpo strada facendo.
Piccoli inconvenienti per chi
non ha parecchi milioni da spendere
per usufruire di produzioni stellari.
La band si definisce come seguace
del movimento melodic death di
stampo svedese, affermazione che
mi trova solo parzialmente d'accordo.
È innegabile che le atmosfere
sulfuree di brani come "I
Hate my Name" o "Save
the Saviour" siano più
consoni al gothic metal (sempre
di terra scandinava), piuttosto
che alle improvvise accelerazioni
di band come Dark Tranquillity
o In Flames. Poco male, anche
perché, in brani come la
successiva "Shadow",
la vena death torna a fare prepotentemente
capolino (riff ipnotico, break
centrale cantabile e accelerazioni
al fulmicotone). Fin qui, tutto
fila liscio. Forse un'eccessiva
sensazione di dejà-vu,
fornitami da una certa derivazione
dei brani ascoltati. Dopo la breve
e delicata "Monster",
spiazzante ballad dal vago sentore
medievaleggiante e dal feeling
quasi blues, si arriva a quello
che considero il pezzo migliore
del lotto, ovvero "Take This".
Qui, fra voci filtrate, riffoni
monolitici sulla scia di Rammstein
e N.I.N. ed un ritornello assolutamente
sconvolgente (che mi ha riportato
in mente le ultime creazioni della
band si Steve Sylvester), i nostri
sembrano dare il meglio. Piccoli
appunti sparsi: ho trovato la
voce del singer Mario più
gradevole e personale nelle clean
vocals (in effetti, molto teatrale
e sofferta), che nello screaming,
anche se non riesco a determinare
se questo sia dovuto alla produzione
casalinga o ad effettivi limiti
del nostro. In definitiva: una
demo che denota un buon livello
nel songwriting, che sa essere
"ruffiana" senza esserlo
smaccatamente, certamente ricolma
di passione e con ottimi spunti
sparsi. Vi attendo, ovviamente,
più "comprensibili"
e meno derivati.
Michele
Apprendi
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Recensione
di Giovanni Simonte uscita il
22/10/'03 sul portale Trapani
Mag - www.trapanimag.too.it
La piaga,
dovrebbe suonar in italiano il
nome del primo cd-demo degli Envidhia.
Il gruppo nasce a Valderice, prov.
di Trapani, e subito cerca di
discostarsi dalla mentalità
che prevale nell’ambiente musicale
trapanese, del tutto attaccata
ai soliti motivetti straascoltati.
La band valdericina si presenta
al pubblico con un buon biglietto
di presentazione.
Il cd, autoprodotto, ha un bell'aspetto
grafico, sul fronte della copertina
i tratti di un volto femminile
proiettati in mezzo alla boscaglia.
All' interno una foto ritrae coloro
che hanno creato e fanno muovere
la complessa macchina dell’ Envidhia,
Salvatore Siracusa, chitarrista
e Mario Giacalone, cantante, bassista
e batterista.
L' ascolto del cd è invitante,
7 le tracce musicali:
- Intro
- I hate my name
- Shadow
- Monster
- Take this
- Outro
21 minuti, circa, di musica.
L' introduzione ci da un assaggio
di quello che è il cd complessivamente,del
suo carattere, il suono delle
chitarre è accompagnato
da effetti sonori che nel complesso
creano un'atmosfera mistica.
Belli gli arrangiamenti e le idee
musicali degli autori, si nota
che il cd è stato composto
nota su nota, un lavoro fatto
bene, curato in ogni singolo e
minuscolo particolare, molto armonioso
numerosi effetti rifiniscono le
melodie. Belle le trovate musicali
di Salvatore Siracusa che sfrutta
bene la sua chitarra, buona l'
impostazione vocale del cantante
che si sposta bene tra tratti
lenti e delicati e situazioni
un cui fa emergere tutta la sua
energia. L' opera esprime perfettamente
l' amore che i due artisti nutrono
per la musica. La i ritmi della
batteria, anche se ricostruiti
attraverso software drums machine,
sono di buona qualità.
Death metal, ma non troppo contorto,
molto melodico, uno stile ricercato.
Nel complesso gli Envidhia si
sono mostrati al pubblico con
un buon prodotto, non estremo,
per cui credo sia un cd che possano
ascoltar tutti i metallari, dagli
amanti dell’heavy a quelli che
rincorrono in death, poiché
l’opera racchiude in se caratteri
distintivi di ogni sfumatura del
metal.
Peccato che "The plague"
ahimè abbia una piaga,
portroppo essendo un cd prodotto
e registrato attraverso un autoproduzione
dal budget non molto elevato alcuni
suoni non vengono espressi con
una qualità audio molto
elevata, questa è l' unica
pecca.
Non preoccupatevi ragazzi, cercate
di vedere il bicchiere sempre
mezzo pieno, e continuate costruendovi
il percorso con le vostre mani,
senza seguire per strade già
spianate, continuate a trasmettere
al pubblico le vostre emozioni…aspettiamo
il prossimo album.
Giovanni
Simonte
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Recensione
di Seby Damiano uscita il 29/08/'03
sul portale Musica-Italiana.com
Il grido
dell'odio di se stessi....
Postato il Friday, 29 August @
17:22:52 CEST di sil
Odio il
mio nome.. questa è la
title track del singolo dei death
metallers Envidhia, formazione
proveniente dalla Sicilia che
si presenta sulla scena musicale
italiana con il loro esordio "The
Plague"...
Ma come mai odio il mio nome (I
hate my name)... si puo odiare
il proprio nome?.. Beh una band
che ha dedicato al proprio monicker
un contenuto filosofico di alto
senso critico occupandosi di tematiche
di cronaca odierna ha pensato
di odiare il proprio nome chiamandosi
Envidhia. Cosi come la biografia
della band ci spiega l'Envidhia
è una concezione etica
sulle perversioni psicologiche
e sull'irrazionalità umana.
Un nome che assume il significato
di una "peste" (The
Plague) riconoscendo questa peste
all'uomo, alla visione umana sempre
piu in declino e a discapito dei
valori storici e culturali.
L'idea musicale degli Envidhia
è contenuta in un doloroso
schiaffo al perbenismo e al falso
moralismo che induce l'uomo a
disperdere i valori citati prima
e che lo porta all'assurdo pur
di ottenere quanto voluto. Lo
schiaffo sonoro poi non è
da meno. Il genere proposto dagli
Envidhia è un death metal
con voce quasi perennemente in
scream (grido) e con strutture
ritmiche veloci. Le composizioni
strumentali danno molto spazio
alle chiatarre che assieme alle
voci pulite e in scream ci reclamano
lo spot che il nome Envidhia vuole
rappresentare. Un grido di odio
verso la mentalita' comune raggiunta
nel nostro secolo dall'uomo, di
Envidhia si puo morire, di musica
ci sono artisti che ci vivono
seppur dolorosamente e con il
conto aperto, invocando una preghiera
di fine che consapevolmente vuole
acquisire attenzioni e che vuole
combattere la propria sfida. Sfida
dura quella di "The Plague"
degli Envidhia, una band di cui
siamo lieti di seguirne i propositi
e i futuri risvolti.
www.envidhia.itgo.com
Seby Damiano"
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Recensione
di Domenico Parrodi uscita il
12/08/'03 sul portale Ciaoradio.it
Debutto
senza fiocchi quello dei trapanesi
Envidhia, formazione composta
da due elementi che hanno li merito
di aver messo su da soli un intero
demo-cd, di buona indicazione
ma di scarsa qualita'.
Le buone
indicazioni sono contenute nello
strano genere proposto che si
fa apprezzare per tanti motivi.
Certo chi non è un estimatore
delle sonorita metal deve stare
alla larga da questo cd, ma chi
gode questo tipo di releases avra'
modo di trovare pane per i propri
denti per tutti i suoi contenuti
metal che dalla potenza del death
vanno alle melodie atmosferiche
e prolisse del dark/gothic.
Le 7 canzoni
di "The Plague" sono
racchiuse in questi schemi tranne
"Take this" un pezzo
che esce fuori dagli schemi abbracciando
la recente produzione new metal
americana. La qualità non
buona di "The Plague"
abbassa il livello della proposta
anche se oggettivamente il lavoro
svolto è non indefferente.
Buona la
prove del chitarrista e di ottimo
spessore quella del cantante/bassista
che nelle voci ci mette in difficolta',
non possiamo pensare che non ha
qualità perche nelle voci
pulite fa ben notare le sue buone
potenzialita ma nelle voci gridate
ci mette quasi in apprensione
e non riusciamo a spiegarci come
riesce a tenere per interi minuti
delle linee vocali gridate. Questo
è davvero straordinario
e il tutto si lega con la "musica"
del cd.
"In
"The Plague" c'è
vera e propria musica ma è
un prodotto acerbo, da migliorare,
rimandato per le sue pecche descritte
e promosso per la sfacciata e
diretta protesta condotta in un
genere musicale davvero difficile
da realizzare con gustoe raffinatezza.
Questi sono gli Envidhia, una
piccola nuova realta musicale
italiana indirizzata alle nuove
spietate generazioni.
Tracklist:
01. Intro
02. I hate my name
03. Save the saviour
04. Shadow
05. Monster
06. Take this
07. Outro
Domenico
Parrodi
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Recensione
di Fabio Lusino uscita l'1/09/'03
sul portale MpA - www.musicapuntoamici.it
Envidhia
- 'The Plague'
Fabio Lusino (01/09/2003)
Il volto
della disperazione siciliana tra
musica e parole, death metal e
protesta....
Gli Envidhia
sono un gruppo Death Metal siciliano
che arriva al debutto con un demo
cd di 7 brani, "The Plague"
è il titolo della peste
concettuale di questa band che
suona da quasi 3 anni e che ci
presenta un esclusivo modo di
interpretrare la musica attraverso
disperazione e introspezione.
La Sicilia, terra di sole e mare,
con il piu' alto tasso di disoccupati
in Europa e con la piu frequente
presenza sui giornali e in tv
per fatti di cronaca ed altro.
Ecco da dove proviene "The
Plague". Uno stile musicale
che scuote lasciandosi osservare
con attenzione. Certo la produzione
di questo demo è mediocre,
le chitarre fanno perdere la necessaria
dose di potenza al prodotto finale
ma non possiamo non apprezzare
l'artista che dietro, con tanta
devozione e cognizione, ci propone
dei riffs assurdi, combinazioni
melodiche arpeggiate e soli raggianti
per una protesta condotta in musica,
un quadro ossessivo ed ostinato
che ci viene diegnato dai testi
rabbiosi e dalla voce straziante
del cantante. Le voci pulite e
melodiche, e gli scream introspettivi
e corrosivi. Gli Envidhia ci danno
modo di capire quanto di buono
è insito nelle loro capacità
musicali, tecnica e ricerca, dedizione
e consapevolezza. "The Plague"
è quindi un cd riservato
a chi ama questo tipo di sonorità,
pesanti e scottanti, ma il brano
"Take This" ci fa capire
che rivolgono anche un occhiata
al mercato attuale, questo brano
è infatti piu orecchiabile
e facilmente ascoltabile seppur
conserva dosi di potenza e adrenalina
pura. Le altre canzoni sono piu
chiuse dentro l'idea della band,
un idea innovativa e sentita del
volto della disperazione siciliana..
Tra musica e parole, death e metal
e protesta "The Plague"
ritaglia uno spazio agli Envidhia,
band da seguire con interesse
nei prossimi futuri percorsi della
musica nostrana, sempre piu al
collasso e condizionata dai diversi
fattori padroni del mercato discografico.
Fabio Lusino
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Recensione
di Francesco Romano uscita il
13/08/'03 sul webmagazine Settenote
- www.settenote.it
Envidhia
metal band, l'urlo della Sicilia
in musica....
La rete.. internet.. il mondo
intero nel pc, e per chi è
appassionato di musica non poche
sono le possibilità per
scoprire sempre artisti, gruppi
nuovi e capire in che direzione
sta andando la produzione musicale
della nostra penisola e i contenuti
d'avanguardia che esprime. Cosi
basta scaricare degli mp3, visitare
il sito di un artista, leggere
qualcosa e la ragione prende forma..
La musica
italiana ha attraversato percorsi
infiniti, e dagli anni '50 fino
ad ora la continua ricerca ci
ha portato sempre sapori e colori
nuovi e ogni filone musicale ha
rappresentato il periodo, il momento
di un epoca, i testi sono stati
uno strumento di analisi e le
forme artistiche ci hanno dato
da sempre delle indicazioni chiare..
Siamo nel 2003.. finita protesta
sociale degli anni '60 e quella
politica economica anni '70/'80
arriva un onda d'urto che non
lascia indifferenti.. Il sistema
politico economico e sociale ha
influenzato chiaramente tutto..
tutto tutto! Cosi le chitarre
elettriche iniziarono a fare sentire
qualcosa di diverso e l'estremizzazione
di questi messaggi musicali sono
arrivati ad un punto quasi eclatante.
Non è facile porsi all'ascolto
di musica estrema, soprattutto
per chi come me viene da una cultura
blues, jazz. Il metal è
diventato la sintesi estrema di
tutto. Contenuti musicali tecnici
e testi di cronaca attuale piazzano
la potenza di una musica particolare
al centro di una specifica analisi.
C'è qualcuno che ha qualcosa
da dire con tinte nostalgiche
e decadenti, con toni di rabbia
ed ironia, con esoterismo e determinazione.
Il metal italiano racchiude molti
gruppi, ognuno con la propria
forma e la propria cosa da dire..
In Sicilia, mia terra natale ma
non adolescenziale e quindi non
attuale, perche anch'io ho conosciuto
le difficolta che la vita al sud
ti regala, ho scoperto tante realtà
musicali interessanti, proprio
per la facile reperibilita' e
per i facili contatti che la tecnologia
oggi ci fa sfruttare. Tanti musicisti
di buon livello che seppur non
possono autoprodurre dei prodotti
commerciali professionali e appetibili
ci lanciano un messaggio chiaro
e profondo. E' il caso dei miei
corregionali Envidhia, una band
che ha autoprodotto un demo -
cd in stile indefinibile. Un lavoro
originale che non ha un contratto
discografico che è agli
esordi e che risente dell'immaturità
di un debutto che condotto in
terra siciliana è davvero
un impresa.
"The
Plague" racchiude il senso
della rabbia del sud, per anni
bistrattato e poco considerato
dalle istituzioni, con mille problemi
e sfaccettature negative varie..
Da li parte un urlo dai contenuti
devastanti che direttamente e
senza mezzi termini esprimono
un senso di rabbia sociale e culturale
a cui è difficile sottrarsi.
Genere: metal, ma sarebbe riduttivo;
ormai le diverse forme intraprese
e sperimentate dalle bands fa
si che parlando di metal non si
intende solo le ultime burle commerciali
che il mercato si ostina a proporci.
La qualità
del cd "The Plague"
degli Envidhia non è molto
buona ma si riesce a capire una
cosa importante.. una conferma..
un ulteriore testimonianza dei
processi di involuzione meriodionali.
Nulla nasce cosi per caso e le
presenze di gruppi estremi assumono
un significato rilevante.. Mi
chiedo.. come mai alcuni artisti
pensano di proporre questo tipo
di musica, di scrivere testi di
cosi forte impatto, di rivoluzionare
il modo di cantare per trasferire
un messaggio palese ed evidente
di angoscia?.. Ed è vero,
nulla nasce cosi per caso, ogni
cosa esistente ha il suo motivo,
la sua provenienza..
Mario Giacalone,
cantante degli Envidhia, non è
il primo di certo a sperimentare
questo strano modo di cantare
ma l'applicazione tecnica per
arrivare li è davvero tanta
e molto difficile. Credo che la
scelta di ringhiare anziche' cantare
è una scelta voluta perche
la band vuole mandare un messaggio
e lo vuole mandare cosi.. proprio
cosi.. con le chitarre dure e
le voci come fossero gridi di
disperazione, di profonda angoscia..
Noto dal ritornello di una canzone
di "The Plague" che
questo cantante potrebbe cantare
senza problemi in modo normale
perchè ha anche una bella
voce pulita, corposa.. ma questa
scelta conferma quanto citato
sul periodo di alienazione e abbandono
del sud italia. Salvatore Siracusa,
chitarrista e compositore, mi
fa pensare ... come puo un musicista
studiare approfonditamente e realizzare
delle parti di chitarra cosi perfettamente
compenetrate nei testi e nella
proposta del gruppo. La musica,
i testi, il genere, tutto.. tutto
riconduce la'.. musica e voce
percorrono di pari passo la stessa
strada e assieme mi hanno fatto
capire, con nostalgia e comprendonio,
quale è il momento musicale
e conseguentemente quello artistico
culturale italiano. Gli Envidhia
hanno un sito internet, stanno
operando bene sulla loro promozione,
lascio i contatti e gli indirizzi
che possono sviluppare questo
tema musicale, questa analisi
che attendo nelle pagine di Settenote
con i vostri commenti e le vostre
idee per condurre assieme una
ricerca specifica e dettagliata
di quello che una forma artistica,
quale la musica, puo farci attendere
e scoprire sulla difficolta' non
solo sociale dei nostri giorni..
Envidhia, l'urlo della Sicilia
in musica...
www.envidhia.itgo.com
FRANCESCO ROMANO
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Recensione
di Silvia Arcori uscita l'11/08/'03
sul webmagazine Angelic - www.angelic.it
Envidhia
- "The Plague"
Dalle note
biografiche apprendiamo che gli
Envidhia sono attivi da due anni
e mezzo circa e che i due componenti
leader portano avanti un progetto
ambizioso e particolare.
La forma musicale proposta è
infatti composta da una serie
di contenuti dark, gothic, death
metal e il risultato sfoggiato
nel primo demo-cd della band "The
Plague", che succede al singolo
"I hate my name", è
un vasto palinsesto di atmosfere
e melodie estreme molto interessanti
e da valutare con attenzione.
Iniziamo dai difetti.. la pecca
del demo è sicuramente
la produzione fonica che purtroppo
non rende al meglio l'operato
svolto da questi due artisti e
che nonostante questo ci dimostrano
tutto il loro bagaglio compositivo,
ideale, creativo, tecnico ed artistico
in genere.
Si parte con un intro basato su
un solo di chitarra molto delicato
che si piazza su un ambientazione
caratterizzata da effetti e tastiere.
Prosegue il primo singolo della
band "I hate my name"
e da qui in poi inizia a prendere
corpo l'estro geniale degli Envidhia..
un arpeggio di chitarra accompagna
la calda e profonda voce del cantante
Mario Giacalone per arrivare poi
a parti distorte con voci in scream
e finire con un ritornello devastante.
"I hate my name" dopo
aver messo in sfoggio tutte le
capacità vocali del singer
si chiude con un assolo di chitarra
realizzato con ottimo gusto musicale.
Salvatore Siracusa, il chitarrista
degli Envidhia, ripete poi le
sue esecuzioni in modo impeccabile
nelle altre canzoni. "Save
the saviour" è un
brano di grande effetto, molto
spedito e diretto. "Shadow"
è il brano che racchiude
tutta la maestria in possesso
degli Envidhia ed è allo
stesso tempo quella dove la produzione
fonica penalizza di piu' il lavoro
della band contenuto in "The
Plague". Dopo aver goduto
queste canzoni gli Envidhia pensano
bene di farci rilassare ed inizia
cosi una canzone chitarra e voce
con qualche arricchimento di tastiera
che evidenzia ancora di piu la
bravura del cantante che abbandona
per l'occasione la potenza della
voce in scream dedicandosi ad
una dolce interpretazione in voce
pulita. Prima dell'outro di chiusura,
che riprende il tema iniziale
dell'intro, ascoltiamo "Take
this" il pezzo piu facilmente
orecchiabile e che piu facilmente
conquista una lusinga; voci in
un altra forma di scream piu piene
e un ritornello avvolgente. La
lusinga della band noi l'abbiamo
avuta perchè non è
facile esibirsi in un contesto
musicale cosi complesso e vasto.
Le composizioni sono innovative
ed interessanti, le tematiche
misteriose e concrete allo stesso
tempo. Il particolare modo di
comunicare in musica un disagio,
una protesta sentita e forte ha
trovato negli Envidhia la sua
giusta collocazione; credo infatti
che gli studi condotti dalla band
hanno definito questo prodotto
cosi estremo e atmosferico allo
stesso tempo per mettere in primo
piano le prestazioni vocali del
cantante, cioe' per conferire
alla protesta una corposità
tale che solo cantata cosi in
effetti rende e riesce a trasmettere.
Strumentalmente il prodotto è
un po penalizzato da una produzione
non perfetta, ma essendo un demo
autoprodotto, non abbiamo adesso
pretese di altro tipo. Se la band
dovesse firmare un contratto discografico,
cosa che con una maggiore cura
di alcuni dettagli potrebbe anche
essere vicina, saprà presentarsi
con un lavoro spettacolare rimettendoci
all'attenzione in modo elegante
di un angoscia e un disagio espresso
musicalmente con dedizione e passione.
Il segno di questa passione si
trova in "The Plague",
un cd che tira fuori la rabbia
e le capacità degli Envidhia,
nuova e indefinibile presenza
della musica italiana.
Silvia
Arcori
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Recensione di Peppe Ganovi uscita
il 06/08/'03 sul portale web PianetaRadio
- www.pianetaradio.com
Titolo:
The Plague
Artista: Envidhia
Label: Autoprodotto
Genere: Underground
SottoGenere:
Data Inserimento: 06/08/03
Data prevista di uscita: 0.00.00
Recensione:
E' un piacere sapere che dal profondo
sud l'underground italiano conta
su band come gli Envidhia, un
segnale importante di risveglio
e di presenza.. e che presenza!!!
Gli Envidhia sono un gruppo multiforme
che propone un genere che spazia
dal gothic al death, dal dark
al nu. La potenza del metal sposata
con la melodia atmosferica, creata
con grande logica e devozione
"emotional", con testi
di forte protesta sociale e di
misterioso interesse sotto l'aspetto
propositivo e diretto ad infliggere
"la piaga" dell'uomo,
della società in genere.
La musica assembla elementi di
diversi generi e alla fine l'esperimento
sembra ben riuscito. "The
plague" è un prodotto
che difetta nel songwriting e
che forse è ancora poco
maturo per accostarsi ai livelli
che la scena estera ci mette sotto
le orecchie ma la partenza è
di certo buona perchè gli
Envidhia dimostrano di avere una
certa stoffa. Un filone artistico
difficile da proporre e sicuramente
non facile da realizzare. La proprieta
tecnica di questi musicisti rileva
un elevato tasso compositivo e
le prestazioni del cantante sono
da rabbrividire, una voce singolare
ed estremamente intensa. La rabbia
del sud si chiama Envidhia, "The
Plague" è un segnale
importante per la musica italiana
"diversa", non quella
stupida commerciale, ma quella
studiata attentamente attraverso
una ricerca di sonorita e di intenti
che colloca questa band al centro
della scena metal estrema futura.
Autore:
Peppe "Lord" Ganovi
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