..:: RECENSIONI ::..
..:: Recensioni DRAMA ::..

Recensione uscita su Rockeggiando.it, luglio '06

Gli Envidhia sono delle vecchie conoscenze di Rockeggiando.it e questo “Drama” è il terzo lavoro della band che mi accingo a recensire.

E’ inutile nascondere la simpatia che mi lega a Mario Giacalone e alla follia artistica dei suoi Envidhia, un discorso iniziato anni fa e che pare destinato a non fermarsi tanto presto; quindi passo subito a descrivere questo nuovo cd di dieci tracce.

La “nu wave of death ‘n’ goth” tanto sbandierata dalla band continua in questo lavoro a dare gli effetti sperati, visto che ormai il sound della band ha preso le sembianze di un vero marchio di fabbrica.

La musica passa infatti dal metal al gotic senza troppi problemi, concedendo delle parentesi molto suggestive come in “The believer” o “The compromise”, in cui ancora una volta viene fuori la passione cinematografica di Mario, che questa volta richiama una parte del film “Stalker”.

Per tutto il resto, l’esecuzione dei brani è nella media sempre fornita dalla band, con parti strumentali e registrazioni in costante processo di miglioramento e parti vocali pressocchè perfette tra screaming, growling, voci pulite e parti recitate. La struttra del disco è rimasta invariata rispetto ai lavori precedenti, ma ciò non toglie che le melodie concepite da Mario Giacalone & Co. non siano sempre all’altezza della situazione.

Insomma, ancora una volta gli Envidhia danno mostra della loro dimensione artistica, in bilico tra sfuriate vicine al death metal e atmosfere decadenti, intese come manifestazioni della loro dimensione intellettuale.

Per questo, consiglio a chi fosse interessato di procurarsi anche i precedenti lavori, visto che il continuo divenire artistico della band si è costruito su un notevole cammino artistico/intellettuale.

Bravi ancora una volta.

Dario Indelicato

Contatti: www.envidhia.135.it - envidhia@excite.it


Recensione sul magazine METAL SHOCK n. 454 15/31 Maggio 2006

ENVIDHIA - "Drama"
Goth rock dal gusto decisamente piccante, cosi' forse si possono definire gli Envidhia, un gruppo siciliano (suppongo, visto che manca qualsiasi frase biografica della band) che indubbiamente sa mettere in risalto la propria personalità musicale. Infatti quello che ho potuto apprezzare in questo demo è l'originalità stilistica e il carattere forte e introverso di questi ragazzi che hanno saputo mischiare punk, metal (poco), gothic, glam, new wave e qualcos'altro per ottenere alla fine un genere tutto loro, potente e introverso ma allo stesso tempo semplice e piacevole da ascoltare. Buona le linee vocali, a tratti mi ricorda qialcosa dei SOAD, anche se comunque vi consiglio di mixare meglio la voce nei futuri demo. Certo, anche se prima ho scritto che i vostri pezzi sono semplici da ascoltare, sentire tutto il vostro cd puo' essere (in maniera positiva) impegnativo in quanto dalle vostre canzoni esce una componente malinconica e mistica che difficilmente si riesce a digerire le prime volte. Gruppo per certi versi molto intellettuale, pesante, se siete alla ricerca di qualcosa di tranquillo forse non fa per voi questo cd; se invece siete curiosi e dediti all'ascolto di buona musica interessante, allor anon resta che contattarli. Complimenti.
Contatti:
www.envidhia.135.it
envidhia@excite.it

 
..:: THE SNARE ::..

Recensione uscita il 06/05/'05 sul webmagazine www.hmp.it

Gli Envidhia sono attivi dai primi anni novanta e si sono presi tutto il tempo necessario prima di registrare The Snare, lavoro preceduto solo da alcuni demo, singoli ed un MCD. Questo tanto per sottolineare come ci siano band che dopo sei mesi in sala prove si ritengono già in grado di registrare un full length e band che preferiscono affinare le proprie capacità ed il proprio song writing prima di cimentarsi in una prova a lungo respiro.
Oltretutto, The Snare, pur contando su ben quattordici tracce, è in realtà presentato come un promo e viene visto dalla band solo come un modo per farsi conoscere oltre i confini della propria regione: se non è modestia questa. Il sound della band prende le mosse da un originale mix tra metal, dark ed elettronica per una proposta definita dalla stessa band "death'n'goth", che offre svariati spunti interessanti soprattutto laddove gli Envidhia giocano la carta della ricerca introspettiva e sfornano piccoli gioielli come "Above Everything And Everyone", una delle composizioni più eclettiche ed interessanti dell'intero lavoro.
La vera pecca di The Snare è rappresentata da una registrazione penalizzante e poco rifinita, adatta appunto ad un promo e non ad un vero album, inficiando non poco il risultato finale della prova. Non resta che sperare che qualche label si accorga degli Envidhia e gli offra la possibilità di ritornare in studio per coronare finalmente in modo degno quindici anni di onorata attività.

La mela avvelenata

06-05-2005
Michele Giorgi


Recensione uscita il 02/05/'05 sul webmagazine www.rockeggiando.it

ENVIDHIA - “The snare”
Con questo “The snare” gli Envidhia aggiungono un altro tassello alla loro già interessante discografia. Rispetto al precedente “Black flowers”, già recensito in questa sede, ho ben poco da aggiungere, se non il fatto che questa volta il disco comprende ben quattordici tracce che mettono il sigillo sulla maturità raggiunta dalla band nel songwriting.
Infatti, i trapanesi Envidhia, guidati da Mario Giacalone, hanno ormai raggiunto un proprio stile ben definito sia nella musica che nei contenuti.
Il genere proposto è sempre quel “nu wave of death ‘n’ goth”, in cui musica, poesia e teatralità si fondono alla perfezione; il tutto condito per l’occasione da nuove influenze thrash/industrial che nel complesso non snaturano la proposta della band, ma, anzi, la arricchiscono di espressione.
I momenti che si fanno maggiormente apprezzare sono però quelli più intimi e melodici, come le bellissime “My sea”, “Above everything and everyone” o la conclusiva “The end”, in cui ancora una volta il singer Mario Giacalone mette in evidenza tutte le sue capacità interpretative.
L’unica pecca, purtroppo, risiede nella qualità della produzione, che in certi punti limita la comprensione delle singole sfumature delle canzoni.
In ogni caso, se è vero che l’arte (nel senso più puro del termine) non ha confini, gli Envidhia ne sono la chiara dimostrazione.
“The snare” può colpirvi dritti al volto o farvi percorrere da un brivido lungo la schiena: a voi scegliere le sensazioni più opportune tra le tante che questo disco sa dare.

Dario Indelicato

Contatti: www.envidhia.tk - envidhia@excite.it


Recensione uscita il 30/04/'05 sul webmagazine www.metalzone.it

ARTIST: ENVIDHIA
TITLE: THE SNARE
YEAR: 2005
LABEL: STD
WEB: www.envidhia.tk
EMAIL: envidhia@excite.it

DATA RECENSIONE: 30/04/2005
RECENSIONE A CURA DI: Gi.Bi.

GIUDIZIO FINALE: 80/100

Grandiosi, originali, unici...non so che altri aggettivi trovare per definire gli Envidhia.
Gli Envidhia non sono certo una band alle prime armi, infatti il nucleo storico della band nasce nel 1989 e dopo un periodo di studio durato fino al 1992, incomincia a registrare demo anche sotto altri nomi, demo che purtroppo, data la cattiva registrazione, non catturano l'attenzione dei più ma portano la band a ottenere un discreto interesse nell'underground musicale siciliano.
E' certo che gli Envidhia raggiungono la piena maturità musicale con questo lavoro che ci porta una band nuova e con idee originalissime.
Definire il genere degli Envidhia non si può, è un genere tutto loro ma sicuramente riescono a catturare l'attenzione dell'ascoltatore anche con sonorità a volte estreme ma sempre piacevoli e accattivanti. Se proprio vogliamo etichettare il genere lo potremmo definire eletronic gothic, ma sicuramente l'etichetta gli sta stretta e pure parecchio.
Un solo piccolo appunto, trovate un batterista, perchè in alcuni passaggi la drum machine "stona " con la musica da voi proposta.
Che altro dire, procuratevi una copia di questo cd e godetevi queste sonorità tutte nuove e affascinanti. Complimenti.


Recensione uscita il 12/04/'05 sul webmagazine www.dheadbangerszine.com

VOTO: 6,5/10
gothic dark wave
www.envidhia.tk
envidhia@excite.it


Nuova uscita per i siciliani Envidhia, che mi erano piaciuti così così col la loro precedente release, “Black flowers”. Beh, scordatevi quel disco perché Giacalone e soci hanno cambiato ampiamente le carte in tavola, con un album , “The snare”, che si concentra molto più su strutture goth elettroniche e con le chitarre che fanno da contorno. Scompaiono quasi totalmente gli screaming vocals per dar spazio ad un cantato più ricercato, e anche una certa teatralità del gruppo, cosa che mi aveva entusiasmato in “Black flowers”. La produzione non è eccelsa, in certi frangenti la drum machine viene sommersa dall’elettronica e le chitarre non graffiano, a parte questi elementi negativi bisogna dire che le strutture delle canzoni hanno preso una loro stabilità, che rende le songs molto easy listening, ma che racchiude in se anche una certa capacità di saper emozionare l’ascoltatore… Canzoni come “I love you”, “The answers” non lasciano certo il tempo che trovano… Poi ci sono soluzioni tipo “Hoping to meet you” che potrebbero far storcere il naso a qualcuno, ma in compenso questa è una song che potrebbe essere tranquillamente suonata in qualsiasi goth club senza sfigurare. L’intero disco si mantiene stabile su queste coordinate, ottenendo i maggiori consensi nelle ultime tre canzoni, davvero emozionanti e piene di pathos… Gli Envidhia si rimettono in discussione ancora una volta, dimostrando la loro pelle camaleontica e geniale, con il grande cruccio di non avere la giusta produzione che questa musica meriterebbe. Da riconfermare nelle prossime uscite. (Pepp1).


..:: BLACK FLOWERS ::..

ENVIDHIA - Black Flowers
Etichetta: autoprodotto / Sky Pro Media
Anno: 2004
Durata: 39 min
Genere: avant-garde gothic death metal

Un'idea che mi sono fatto da subito, e che successivi ascolti mi confermano, è che gli Envidhia stiano molto avanti. Pure troppo. Già lo spiegarvi particolari squisitamente tecnici è un'impresa non da poco!... Ma insieme ce la possiamo fare, su, Gianni, l'ottimismo vooolaaa!!...
Allora questo "Black Flowers" viene presentato come un mini-CD, ma ha 9 brani e dura 39 minuti: a casa mia questo si chiama album! Viene presentato come un'uscita ufficiale, anche se purtroppo in certi punti suona come un demo; si tratta poi di un'autoproduzione la cui promozione e distribuzione è affidata a tale Sky Pro Media.
Invece, parlando degli Envidhia, iniziamo col dire che provengono dalla provincia di Trapani e che, almeno per "Black Flowers", la line-up consta di due soli e coraggiosi individui: Mario Giacalone (voce e basso) e Salvo Siracusa (chitarre e tastiere). Tuttavia all'album partecipano, in veste di co-compositori, anche Matteo Maniero dei Dying Bard e Renato Zampieri dei Gaia's Vestige.
Ooook, finiamola qui: voglio tralasciare gli sponsor e parlarvi del disco senza consumare altri byte!
L'artwork è asciutto e carico di eleganza dark (che però, in quanto tale, rischia spesso di scadere nel kitsch), e denota già una certa classe, o quantomeno un certo pretendere un minimo di attenzione in più. Gli Envidhia si autodefiniscono death'n'goth, e per una volta posso dire che l'autodefinizione è alquanto azzeccata. Il lavoro chitarristico è molto classicamente heavy metal e mi ricorda certi dischi di King Diamond, ma spesso si va sul pesante, pur rimanendo spesso in contesti più 'gothic' che 'metal': credo che abbiamo a che fare con uno di quei rarissimi ibridi gothic/metal ben riusciti, che possano essere apprezzati tanto dai metallari quanto dai darkettoni. Beh, pensandoci meglio, forse la componente metal è più forte!... La heaviness del disco è garantita grazie anche all'utilizzo della voce, che passa con disinvoltura dal canto melodico al growling allo screaming, senza però appesantire troppo l'ascolto, e questo è un bene, e lo si nota subito dall'opener "Black Flowers P. 1". L'unica pecca che ha la voce è secondo me il fatto di essere troppo buona!! Lo so, pare un paradosso, e forse è proprio questo che è. Si nota che sulla voce è stata prestata moltissima attenzione, tant'è che potrei tranquillamente dire che la voce faccia il 50% del valore di questo album. Questo purtroppo fa sfigurare il resto della produzione, che suona più artigianale: una voce da album e degli strumenti da demo danno l'impressione di stare ad ascoltare un demo con delle voci registrate ottimamente, e non un album registrato frettolosamente. E quindi mi accorgo di altre cose: le tastiere che, seppur tendendo ad essere troppo invasive, perlopiù stanno al loro posto, ma comunque l'imitazione di violini alla lunga rimane stomachevole, almeno per la mia 'intolleranza individuale' alle tastiere!...
Durante l'ascolto dell'album si fanno evidenti quelle influenze che credo di indovinare possano essere stato decisive per la sua stesura: Celtic Frost e Therion, per un sofferto equilibrio tra heavy metal ed avant-garde, tra rock'n'roll e sensibilità operistica. Chissà se è vero!! Non lo so, ma a confermarmelo arriva la quinta traccia, "Flying Over", in vero un poco pastrocchiona.
Altri brani che meritano una menzione sono "Song For The Coming Ages", piena zeppa di campionamenti dal film porno "Il Confessionale", e la conclusiva "Black Flowers P. III", dominata dal mantra "voglio regalarti fiori neri" (ancora 'sti benedetti fiori neri...), recitato dalla band e da un caso evidente di corruzione minorile... L'effetto generale è grottesco, ma non sono certo se sia voluto o meno.
Un'ultima osservazione sulla batteria, posso solo dire che non ho chiara una cosa: se è una batteria elettronica, sembra quasi vera, e quindi bravi. Se è una batteria acustica, sembra una batteria elettronica, e dunque dovevate stare più attenti. Nel primo caso inviterei la band a fornirsi almeno di un turnista per le loro future registrazioni. Nel secondo caso, beh... Dovevate prestare attenzione a tutti gli strumenti, non solo alla voce!!
Se infatti questo prodotto si prende un 7 invece che un 8 è per una scarsa cura dei particolari, ad iniziare dai riff di chitarra, spesso troppo banali. Se gli Envidhia non si fossero lasciati prendere dalla premura, che comunque comprendo pienamente, quando si hanno in testa delle idee che non si vede l'ora di condividere col resto del mondo, questo "Black Flowers" sarebbe potuto essere un capolavoro.
(MoonFish - Gennaio 2005)

Voto: 7

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ENVIDHIA - "Black Flowers" - www.infernalcrusade.com

Dopo un po' d'attesa, eccoci anche dagli ENVIDHIA (abbiate fede, gente...), band strana e molto interessante proveniente dalla Sicilia (South of Italy rules...). Si autodefiniscono Death Gothic band, e sono in effetti un duo. La loro musica è decisamente evocativa, anche se la qualità della registrazione risulta troppo "soft" e, a mio avviso, li penalizza un po': con alcuni suoni più "decisi", specie nella batteria, questo CD sarebbe stato perfetto. Le chitarre sono precise e accattivanti, la voce acida e "malata" al punto giusto, le melodie originali e malinconiche... questo è ciò che viene fuori dall'ascolto di questo lavoro: una tristezza dolce e infinita, una poesia armonica e sfuggente. Gli appassionati del sound gotico e malinconico troveranno pane per i loro denti, magari i metallari più incalliti non lo apprezzeranno fino in fondo, ma questi giovani siciliani hanno stoffa e qui in redazioni siamo proprio curiosi di sentire cosa ci riserveranno per il futuro... Ultima nota, l'artwork, piuttosto carino e in linea col contenuto malinconico del CD. Insomma, un lavoro adatto a palati raffinati, questo "Black Flowers"!


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ENVIDHIA - "Black Flowers" - Metal Shock n° 413 - 1/15 settembre '04

La fattura è ottima. I musicisti sono solamente due: Mario Giacalone e Salvo Siracusa eppure sono bastati per concepire un disco di tale già acclamato livello. Non solo la registrazione è professionale, ma anche il mixaggio e la fase di montaggio sono tali da rendere il demo un vero e proprio album a tutti gli effetti (a parte qualche strano, penso non voluto, improvviso sbalzo di volume). Il mio pezzo preferito è "My Son" e ritengo non senza un minimo di arroganza che vi rappresenti in pieno; il verbo non è picchiare forte sempre piu' forte, la parola d'ordine non è correre oltre le barriere del suono, la vostra prerogativa non è stupire in quanto a tecnica, ne sbalordire in quanto a stranezze, il vostro verbo è "arte", fare musica per l'arte, saper creare qualcosa che divenga autonoma dal singolo che la concepisce e restituirla in una forma elegante e decorosa. Perfetta nella forma e ricca nella sostanza, in altre parole piacevole all'ascoltatore. Sugestivo l'assolo di "I hate my name", un pezzo quasi orchestrale, maestosi e imponenti gli arrangiamenti. Nei brani peraltro molto lunghi e numerosi, non si avverte nulla di ripetitivo e le parti cambiano in continuazione, quasi ci si trovasse ad ascoltare un opera di qualche compositore famoso tanto è vasto il campo su cui gli Envidhia si sono cimentati.
Rotti gli schemi dell'intro-strofa-ritornello-solo, i ragazzi sconfinano e ci salutano dall'alto.
A.D.M.


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ENVIDHIA “Black flowers” - www.rockeggiando.it

Lo confesso, musicalmente parlando, un mio grande limite è sempre stato quello di non riuscire a procedere oltre il terzo brano di un disco catalogato come doom, black, passando per il death e tutta la roba estrema in generale. Insomma, nonostante gli Envidhia siano persone splendide che ho avuto modo di conoscere durante il “Temple of Power”, in un certo senso partivo prevenuto nei confronti della loro musica. Per questo sono arrivato ad una conclusione: esistono sempre le eccezioni che confermano la regola. Gli Envidhia fanno buona musica e basta.
“An epic wave of death ‘n goth”…così riporta il sigillo del cd consegnatomi dalla band, guidata dall’ottimo e carismatico singer Mario Giacalone. Effettivamente, già al primo impatto, il titolo “Black Flowers” e l’artwork la dicono lunga sul contenuto di questo lavoro. Atmosfere cupe, melodie, screaming e voce naturale nei punti giusti, buoni arrangiamenti, parti armoniche e sfuriate metal: in questo dischetto c’è tutto ciò che può desiderare un seguace del genere. Anche se per la verità, va detto, la musica viene penalizzata da una registrazione non proprio eccellente in alcune parti. In ogni caso, la musica stessa non è l’unica protagonista dell’album; infatti meritano di essere “capite” le parti recitate sullo splendido tappeto sonoro creato dalle tastiere (da menzionare l’originalissima “song for the coming ages”). Con “Black flowers” la band ci invita ad effettuare un lungo viaggio, fatto di emozioni, suggestioni, illusioni e paure dal quale difficilmente gli ascoltatori (anche quelli come me che non masticano molto il genere) riusciranno ad uscirne indenni. Insomma, chiamateli death, dark, black o come vi pare, gli Envidhia ci sanno fare e lo hanno dimostrato. Pare quindi superfluo sottolineare che la band, proveniente dalle zone di Trapani, si possa inserire a testa alta nella scena siciliana. I presupposti per crescere e fare il definitivo salto di qualità ci sono tutti. Come si dice, se son rose (meglio se nere) fioriranno.

Nota di colore: nelle esibizioni live delle oscure fanciulle mettono in atto delle coreografie a supporto della musica che meritano di essere viste…

Dario Indelicato

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ENVIDHIA - "BLACK FLOWERS" - Mini cd - www.metalloitaliano.it

Complimenti, davvero. Il passo avanti dei trapanesi Envidhia, rispetto alla prima relese di qualche tempo fa, è notevolissimo. Tutte le nove tracce di questa autoproduzione (fatico a definire ep un cd di 40 minuti) sono particolarmente ispirate. Le melodie, punto nodale di qualunque cd goth che si rispetti, sono ammalianti e ricercate ("My Son" è una litania di ottima fattura), così come ho trovato ben riuscite i riarrangiamenti di due brani presenti nel precedente "The Plague", ovvero "I Hate My Name" e "Shadow", certamente migliorati in questa versione (e non si tartta, semplicemente, di aggiunta di ninnoli: i ragazzi sono penetrati a fondo nella struttura della canzone). Se con "Flying Over" ascoltiamo un break dal sentore orchestrale, reminescenza del gotico in senso stretto (ovvero, il sublime nel terrore), con la citata "Shadow" arriviamo ad un brano veloce, dinamico, potente, maggiormente incline al death di stampo scandinavo (pur se contaminato dalla ricerca della melodia pura e semplice). "Song for the Coming Ages" possiede la stessa atmosfera malsana del film di Salieri cui si ispira (un porno di ambientazione ecclesiastica), mentre con "The Past…" torniamo a stilemi più death, sulla scia degli ultimi Dark tranquillity. Chiude la semi-ballad corale "Black Flowers pt.3", necessaria e trascurabile nel contempo. In definitiva: un cd che gode di buoni arrangiamenti, che crea atmosfere disparate, suonato con gusto, con una produzione discreta (certamente superiore al lavoro precedente della band), dalla passione palpabile e di sicuro impatto. La band, insomma, comincia a mostrare quelle potenzialità che avevo ravvisato. Continuare così.

Michele Apprendi


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Envidhia - Black Flowers - www.brutalism.com (webmagazine olandese)
Two Italian guys that are making emotional black related metal. Symphonic, atmospheric and sidesteps to aggression. Clean vocals interacting with a raw screamer. Good guitarwork and floating keys. This is a CD that you can use to relax a bit but still listen to emotional and heavy music.


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:: Envidhia - Black Flowers - www.rawandwild.com

Black flowers e' il titolo dell'ultima fatica dei siciliani Envidhia ,band attiva gia' da alcuni anni e con un bel po' di esperienza alle spalle,sia per quanto riguarda la dimensione live che per quella prettamente da studio.Descrivere la musica del combo siciliano non e' cosa semplice.:la band ha la capacita' di spaziare attraverso una moltitudine di sfumature del metal , senza pero' allontanarsi da cio' che e' la base principale:un Death gotico sofferto e molto malinconico. Mi hanno molto ricordato i Katatonia di Brave Murder Day..Si, perche' in tutte la canzoni alleggia quel qualcosa di evocativo e misterioso che possiamo trovare nei lavori di Blackeim e soci,commisto ad una nota decadente tipica degli Anathema di quel capolavoro mai eguagliato intitolato Silent enigma..
Le capacita' del gruppo sono per di piu' ottime e su tutti spicca il singer e deus ex machina Mario Scicolone,dotato di una voce molto potente che alterna il tipico scream-growl a parti molto piu' rilassate e intimistiche. My son, e' a parer mio la canzone che meglio descrive la musica degli Envidhia ;sofferta ma allo stesso tempo potente,sognante ma molto concreta.Con I hate my name la band sottolinea l'amore per band come gli Anatema,mettendo in risalto un'ottima vena compositiva e buona tecnica esecutiva.Si arriva a Black flowers pt II, che inizia molto inquietante con un coro sulfureo che,non so per quale associazione metallica ,mi ricorda molto i Celtic Frost di Into the pandemonium..gran pezzo.In definitiva mi sembra superfluo tentare ancora di descrivere Black Flowers, primo perche' e' tutto da scoprire, poi perche' a me ha dato un certo tipo di emozioni , ma grazie alla sua dinamicita' e varieta' di sicuro,suscitera' emozioni differenti a chiunque lo ascolti..Per gli amanti del genere, un ottimo viaggio verso le ombre decadenti di fine '800.

IN


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ENVIDHIA - "Black Flowers" - www.trapanimag.too.it

Per l'occasione di questa recensione la band mi ha gentilmente fatto pervenire il primo demo "The Plague" e visitando il sito web della band abbiamo visto il discreto successo che ha riscosso nella scena non solo nazionale; molto interessante. Veniamo a noi, forse la band ci ha fatto avere anche il primo demo per evidenziare al meglio le differenze enormi che ci sono con questa nuova uscita. "Black Flowers" sfrutta diversi canali di promozione e distribuzione per via dell'agenzia Sky Pro Media rilevandoci la meticolosità dell'operato con alcuni dati importanti. Registrato in 3 studi diversi con diverse collaborazioni pescate un po in giro per l'Italia un concept molto cupo ed oscuro e quindi con tematiche difficili e rivolte a stendere l'ascoltatore regalando "Fiori Neri". L'unica canzone in Italiano ovvero "Black Flowers p.III" evidenzia questo concetto che ripercuote non tutto il lavoro della band. La bellezza di Black Flowers è infatti la sua varieta di contenuti e di forme musicali. Death, Gothic, Epic, una mistura orginale ed esclusiva che possiamo in breve riassumere cosi. Una vena epica accompagna delle straordinarie canzoni gothic metal come Black Flowers p.I, My Son, Black Flowers p.III. Le canzoni piu sfacciate e potenti sono I Hate My Name, Shadow e soprattutto "The Past Strange World" (canzone che onora gli Envidhia di partecipare ad una compilation che racchiude molte bands metal italiane) puro death metal melodico. Poi dobbiamo soffermarci su alcune canzoni assurde come "Song For The Coming Ages" e "Flying Over". La prima è una ballata che esalta dei contenuti esoterici proponendoci l'ascolto di alcune parti di un film, la seconda è praticamente un opera lirica. Rimaniamo qui stupiti dal cantante che si immerge in una dimensione distante dimostrando il suo valore di clean vocalist e non solo, qui infatti cori e parti liriche ci immergono di stupore. In tutto il cd la differenza la fa proprio il singer che riesce a cantare in mille modi diversi, parti acute e parti estreme (inumane, queste sono caratteristiche esclusivamente metal) fuse in un prodotto davvero unico. Strumentalmente il genere è interessante, denota certamente una grande sperimentazione e ricerca anche se questo tipo di sonorità non sempre è facile buttarle giu. Per chi è comunque un estimatore di questo genere di musica "Black Flowers" è sicuramente un prodotto valido, con un ottima produzione (non ci sono infatti paragoni con il primo demo) e con un idea musicale originale ed interessante.. Rimaniamo sui passi degli Envidhia per seguirne gli sviluppi certi che questa è vera e propria diffusione culturale musicale del nostro territorio.. Rimaniamo anche curiosi e in attesa di vedere la band all'opera dal vivo.

P.F.


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Envidhia - Black Flowers
Sky Pro Media - 2004

E-mail: envidhia@excite.it

VOTO: 7
recensore: Asradel
26/05/2004 - www.haternal.com


Eccoci giunti alla prima produzione targata Sky Pro Media, una piccola etichetta che in contemporanea, ha dato alle stampe una compilation molto valida che recensiremo a breve. Ma torniamo agli Envidhia, gruppo attivo da tre anni e proveniente dalla zona del trapanese che propone, direttamente estrapolato dalla loro bio, "an epic wave of death'n gothic"... sinceramente di epico sento ben poco, ma non vi è ombra di dubbio che si tratta principalmente di death, dai forti connotati svedesi, fuso piuttosto bene con il gothic dal sapore a volte vagamente Novembre (soprattutto per l'uso delle tastiere). I ragazzi suonano bene, il prodotto è piuttosto eterogeneo, canzoni più atmosferiche (la titletrack oppure la bella "My Son") si alternano a brani più tirati (come le due canzoni ri-arrangiate tratte dal loro primo demo "The Plague", dove si sentono decisamente le influenze più estreme, in un certo senso i brani più derivativi presenti nell'intero platter, dove forte è la vicinanza con i Cemetary) e a momenti sperimentali, come "Flying Over" (cantato operistico registrato da Giulio di Gregorio degli Irencros) o la avangardistica "Song For The Coming Ages" composta per l'occasione da Matteo Maniero (The Dying Bard). Gli Envidhia sanno stupire e a volte sinceramente mi affascina questa loro voglia di proporre del nuovo, un'originalità che trasuda da ogni elemento presente nel disco, a cominciare dall'interessantissimo uso della voce, sto parlando di un cantato/recitato/screaming, e da un uso efficace di tastiere.
Se non fosse per un artwork di poco gusto (personalissima opinione) e per una registrazione non eccelsa, "Black Flowers" avrebbe meritato un voto più alto.
Rimane il vago sentore che il gruppo in questione potrà togliersi grandi soddisfazioni in futuro.

line up: Mario Giacalone - vocals/bass, Salvo Siracusa - guitars/keys

26/05 - www.haternal.com


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Envidhia - Black Flowers
Anno: 2004
Genere: Gothic
Autore: Renato Zampieri "Renaz"
Voto: 71
16/05/'04 - www.metallized.it

Il voto che vedete è sulla fiducia. Fiducia in una band che odora di grandioso - ma che non si fa ancora vedere chiaramente-, che dimostra di avere eccellenti idee -ma che vagano un po’ titubanti nella loro mente-, che sperimenta con coraggio diverse strade poco battute in Italia – ma che non rischia ancora abbastanza.
“Black Flowers” ha di bello il fatto di essere in album semplice ma allo stesso tempo estremamente studiato, se non altro perché il duo composto dal chitarrista/ tastierista Salvo Siracusa e dal cantante/ bassista Mario Giacalone dimostra di avere buon gusto compositivo e nell’arrangiamento. Il genere è difficile da identificare: la band gioca su strutture gothic (soprattutto le tastiere e la batteria), ma le chitarre richiamano il classico death nordico nel riffing e il rock più tradizionale negli assoli, il cantato e le orchestrazioni sono di stampo più epicheggiante. Insomma, un pout-pourri di influenze che viene mescolato in maniera abbastanza omogenea e soddisfacente, sempre che possa piacere l’idea di unire idee spesso divergenti tra loro.
La cosa che più mi ha colpito di questo disco –e sicuramente il fattore più influente sul voto- è l’arrangiamento vocale. Giacalone si rivela un singer estremamente versatile e potente, adatto praticamente a tutte le influenze proposte, anche se sicuramente primeggia nelle clean vocals tenorili che ogni tanto prendono il sopravvento (vedi ad esempio l’orchestrale “Flying Over”).
Un po’ deludenti invece i riff di chitarra (ad esempio in “Shadow”), ma imputo la loro banalità alla volontà di concentrarsi su altri aspetti della composizione. Le tastiere sono insignificanti il più delle volte (“My Son” in questo senso primeggia), ma non si può dire che sia essenziale il fatto che risaltino, al pari delle chitarre ritmiche.
La più grande pecca consiste nella batteria, campionata e integrata malamente nel missaggio. Se fosse stata curata di più ne avrebbe giovato anche il resto della registrazione, che appare così abbastanza “casereccia”, nonostante ad un’analisi approfondita riveli molta attenzione ai suoni (guarda caso, soprattutto della voce).
Gradevole il tentativo di integrare i brani scritti ed arrangiati da loro stessi con qualche melodia composta da altre band (è il caso di “Flying Over” e “Song For The Coming Ages”), un’idea che dona maggiore varietà musicale.
Gli Envidhia sono sulla buona strada… basta eliminare i difetti menzionati per avere una grande band italiana, o perlomeno una band degna di successo.


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ENVIDHIA – Black Flowers
08/04/'04 - sonicbands.it

L’anno scorso eravamo rimasti compiaciuti dal singolo autoprodotto “I hate my name” che ha visto poi dare alla luce un demo-cd attraverso il quale gli Envidhia sono arrivati successivamente all’aggancio con la SPM.
Compiaciuti per l’idea musicale non indifferente e dispiaciuti per una produzione ancora poco matura accogliamo questa uscita della band con assoluta stima rimanendo impressionati per quanto prodotto.
9 brani, interessanti collaborazioni, una produzione e un songwriting che non ha piu nulla a che vedere con le vecchie uscite, “Black Flowers” nuovo mcd degli Envidhia è un lavoro molto complicato ma soprattutto geniale. Il vecchio ricordo delle autoproduzioni è quindi distante adesso che il mcd in questione è stato lavorato in 3 studi diversi con una cura ed una devozione molto attenta e specifica da parte della band a creare atmosfere e ambientazioni semplicemente straordinarie. Il dischetto suona molto bene la varietà che offre è piu che esaustiva ed indicativa di una maturità artistica raggiunta in modo sopraffine e consapevole. Gli Envidhia definiscono il genere proposto come “an epic wave of death’n’goth” si tratta infatti di un prodotto metal melodico ed estremo allo stesso tempo, con brillanti esecuzioni che non fanno quindi mancare la melodia alla potenza del metal. Le chitarre girano su riffs corposi e ben stilati, le tastiere si preoccupano di fornire una componente sinfonica molto appropriata, basso e batteria sono perfettamente in sintonia con il resto. Riserviamo ancora una volta una nota a favore del cantante degli Envidhia che è obiettivamente un professionista completo e capace di realizzare un prodotto vocale sublime alternando diversi tipi di screams, growls, cori, voci pulite, voci teatrali caratterizzate interpretazioni toccanti, sublime il lavoro condotto sia nei pezzi piu duri che in quelli piu melodici ed atmosferici.
All’interno delle 9 canzoni notiamo 2 canzoni riprese dal vecchio demo tra cui una nuova versione del singolo che abbiamo conosciuto ovvero “I hate my name” metro di paragone perfetto per capire la differenza e quindi le potenzialità raggiunte. Notiamo che la canzone “Black Flowers” si divide in 3 parti che seppur evidentemente riprendono lo stesso tema sono l’una differente dall’altra (la terza parte del concept essendo cantata in italiano ci chiarisce il messaggio proposto mettendo in risalto il forte disagio sociale ed introspettivo espresso nei testi della band anche se non puo reggere il paragone con la prima bellissima estreme epic song e la seconda che ritrae un quadro piu old style heavy metal). Troviamo poi una stupenda canzone in stile gothic cioe “My Son” impressionante chicca che vede violini e strumenti orchestrali vari viaggiare assieme le potenti chitarre e dove il cantante mette in sintesi il suo operanto spaziando da parti pulite a parti corali, da parti gridate in scream a parti estreme vocali varie. Capolavoro. Si prosegue con un pezzo lirico, una composizione orchestrale eccellente con una lavoro corale immenso e delle parti pulite da tenore, un pezzo che esce fuori dai soliti canoni delle proposte metal. Si continua poi con un pezzo divertente ed ironico, “Song for the coming ages” è una composizione epica molto interessante che manda un messaggio sarcastico molto forte caratterizzato da alcune parti parlate prese da un film. Infine “The past strange world” è assieme a “Shadow” il pezzo death metal per eccellenza, potentissime, dirette ed efficaci. Tutti gli amanti del metal possono trovare questo nuovo lavoro degli Envidhia interessante senza dubbio, consigliato a chi oltre alla potenza del metal gradisce atmosfere e melodie epiche da colonna sonora.

Tracklist:
01) Black Flowers p.I
02) My Son
03) I Hate My Name
04) Black Flowers p.II
05) Flying Over
06) Shadow
07) Song For The Coming Ages
08) The Past Strange World
09) Black Flowers p.III

www.envidhia.tk

Antonio Monteschi


..:: THE PLAGUE ::..
Recensione di Michele Apprendi uscita l'01/03/'04 sul webmagazine Metallo Italiano - www.metalloitaliano.it

Già nella bio, i trapanesi Envidhia mi avvisavano in merito alla produzione non eccelsa di questo cd, causa budget limitato. Effettivamente, questa non è delle migliori: soprattutto la batteria, causa missaggio non perfetto, sembra perdere qualche colpo strada facendo. Piccoli inconvenienti per chi non ha parecchi milioni da spendere per usufruire di produzioni stellari. La band si definisce come seguace del movimento melodic death di stampo svedese, affermazione che mi trova solo parzialmente d'accordo. È innegabile che le atmosfere sulfuree di brani come "I Hate my Name" o "Save the Saviour" siano più consoni al gothic metal (sempre di terra scandinava), piuttosto che alle improvvise accelerazioni di band come Dark Tranquillity o In Flames. Poco male, anche perché, in brani come la successiva "Shadow", la vena death torna a fare prepotentemente capolino (riff ipnotico, break centrale cantabile e accelerazioni al fulmicotone). Fin qui, tutto fila liscio. Forse un'eccessiva sensazione di dejà-vu, fornitami da una certa derivazione dei brani ascoltati. Dopo la breve e delicata "Monster", spiazzante ballad dal vago sentore medievaleggiante e dal feeling quasi blues, si arriva a quello che considero il pezzo migliore del lotto, ovvero "Take This". Qui, fra voci filtrate, riffoni monolitici sulla scia di Rammstein e N.I.N. ed un ritornello assolutamente sconvolgente (che mi ha riportato in mente le ultime creazioni della band si Steve Sylvester), i nostri sembrano dare il meglio. Piccoli appunti sparsi: ho trovato la voce del singer Mario più gradevole e personale nelle clean vocals (in effetti, molto teatrale e sofferta), che nello screaming, anche se non riesco a determinare se questo sia dovuto alla produzione casalinga o ad effettivi limiti del nostro. In definitiva: una demo che denota un buon livello nel songwriting, che sa essere "ruffiana" senza esserlo smaccatamente, certamente ricolma di passione e con ottimi spunti sparsi. Vi attendo, ovviamente, più "comprensibili" e meno derivati.

Michele Apprendi


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Recensione di Giovanni Simonte uscita il 22/10/'03 sul portale Trapani Mag - www.trapanimag.too.it

La piaga, dovrebbe suonar in italiano il nome del primo cd-demo degli Envidhia. Il gruppo nasce a Valderice, prov. di Trapani, e subito cerca di discostarsi dalla mentalità che prevale nell’ambiente musicale trapanese, del tutto attaccata ai soliti motivetti straascoltati.
La band valdericina si presenta al pubblico con un buon biglietto di presentazione.
Il cd, autoprodotto, ha un bell'aspetto grafico, sul fronte della copertina i tratti di un volto femminile proiettati in mezzo alla boscaglia. All' interno una foto ritrae coloro che hanno creato e fanno muovere la complessa macchina dell’ Envidhia, Salvatore Siracusa, chitarrista e Mario Giacalone, cantante, bassista e batterista.
L' ascolto del cd è invitante, 7 le tracce musicali:
- Intro
- I hate my name
- Shadow
- Monster
- Take this
- Outro
21 minuti, circa, di musica.
L' introduzione ci da un assaggio di quello che è il cd complessivamente,del suo carattere, il suono delle chitarre è accompagnato da effetti sonori che nel complesso creano un'atmosfera mistica.
Belli gli arrangiamenti e le idee musicali degli autori, si nota che il cd è stato composto nota su nota, un lavoro fatto bene, curato in ogni singolo e minuscolo particolare, molto armonioso numerosi effetti rifiniscono le melodie. Belle le trovate musicali di Salvatore Siracusa che sfrutta bene la sua chitarra, buona l' impostazione vocale del cantante che si sposta bene tra tratti lenti e delicati e situazioni un cui fa emergere tutta la sua energia. L' opera esprime perfettamente l' amore che i due artisti nutrono per la musica. La i ritmi della batteria, anche se ricostruiti attraverso software drums machine, sono di buona qualità.
Death metal, ma non troppo contorto, molto melodico, uno stile ricercato.
Nel complesso gli Envidhia si sono mostrati al pubblico con un buon prodotto, non estremo, per cui credo sia un cd che possano ascoltar tutti i metallari, dagli amanti dell’heavy a quelli che rincorrono in death, poiché l’opera racchiude in se caratteri distintivi di ogni sfumatura del metal.
Peccato che "The plague" ahimè abbia una piaga, portroppo essendo un cd prodotto e registrato attraverso un autoproduzione dal budget non molto elevato alcuni suoni non vengono espressi con una qualità audio molto elevata, questa è l' unica pecca.
Non preoccupatevi ragazzi, cercate di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, e continuate costruendovi il percorso con le vostre mani, senza seguire per strade già spianate, continuate a trasmettere al pubblico le vostre emozioni…aspettiamo il prossimo album.

Giovanni Simonte


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Recensione di Seby Damiano uscita il 29/08/'03 sul portale Musica-Italiana.com

Il grido dell'odio di se stessi....
Postato il Friday, 29 August @ 17:22:52 CEST di sil

Odio il mio nome.. questa è la title track del singolo dei death metallers Envidhia, formazione proveniente dalla Sicilia che si presenta sulla scena musicale italiana con il loro esordio "The Plague"...
Ma come mai odio il mio nome (I hate my name)... si puo odiare il proprio nome?.. Beh una band che ha dedicato al proprio monicker un contenuto filosofico di alto senso critico occupandosi di tematiche di cronaca odierna ha pensato di odiare il proprio nome chiamandosi Envidhia. Cosi come la biografia della band ci spiega l'Envidhia è una concezione etica sulle perversioni psicologiche e sull'irrazionalità umana. Un nome che assume il significato di una "peste" (The Plague) riconoscendo questa peste all'uomo, alla visione umana sempre piu in declino e a discapito dei valori storici e culturali.
L'idea musicale degli Envidhia è contenuta in un doloroso schiaffo al perbenismo e al falso moralismo che induce l'uomo a disperdere i valori citati prima e che lo porta all'assurdo pur di ottenere quanto voluto. Lo schiaffo sonoro poi non è da meno. Il genere proposto dagli Envidhia è un death metal con voce quasi perennemente in scream (grido) e con strutture ritmiche veloci. Le composizioni strumentali danno molto spazio alle chiatarre che assieme alle voci pulite e in scream ci reclamano lo spot che il nome Envidhia vuole rappresentare. Un grido di odio verso la mentalita' comune raggiunta nel nostro secolo dall'uomo, di Envidhia si puo morire, di musica ci sono artisti che ci vivono seppur dolorosamente e con il conto aperto, invocando una preghiera di fine che consapevolmente vuole acquisire attenzioni e che vuole combattere la propria sfida. Sfida dura quella di "The Plague" degli Envidhia, una band di cui siamo lieti di seguirne i propositi e i futuri risvolti.
www.envidhia.itgo.com

Seby Damiano"

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Recensione di Domenico Parrodi uscita il 12/08/'03 sul portale Ciaoradio.it

Debutto senza fiocchi quello dei trapanesi Envidhia, formazione composta da due elementi che hanno li merito di aver messo su da soli un intero demo-cd, di buona indicazione ma di scarsa qualita'.

Le buone indicazioni sono contenute nello strano genere proposto che si fa apprezzare per tanti motivi. Certo chi non è un estimatore delle sonorita metal deve stare alla larga da questo cd, ma chi gode questo tipo di releases avra' modo di trovare pane per i propri denti per tutti i suoi contenuti metal che dalla potenza del death vanno alle melodie atmosferiche e prolisse del dark/gothic.

Le 7 canzoni di "The Plague" sono racchiuse in questi schemi tranne "Take this" un pezzo che esce fuori dagli schemi abbracciando la recente produzione new metal americana. La qualità non buona di "The Plague" abbassa il livello della proposta anche se oggettivamente il lavoro svolto è non indefferente.

Buona la prove del chitarrista e di ottimo spessore quella del cantante/bassista che nelle voci ci mette in difficolta', non possiamo pensare che non ha qualità perche nelle voci pulite fa ben notare le sue buone potenzialita ma nelle voci gridate ci mette quasi in apprensione e non riusciamo a spiegarci come riesce a tenere per interi minuti delle linee vocali gridate. Questo è davvero straordinario e il tutto si lega con la "musica" del cd.

"In "The Plague" c'è vera e propria musica ma è un prodotto acerbo, da migliorare, rimandato per le sue pecche descritte e promosso per la sfacciata e diretta protesta condotta in un genere musicale davvero difficile da realizzare con gustoe raffinatezza. Questi sono gli Envidhia, una piccola nuova realta musicale italiana indirizzata alle nuove spietate generazioni.

Tracklist:

01. Intro
02. I hate my name
03. Save the saviour
04. Shadow
05. Monster
06. Take this
07. Outro

Domenico Parrodi

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Recensione di Fabio Lusino uscita l'1/09/'03 sul portale MpA - www.musicapuntoamici.it

Envidhia - 'The Plague'
Fabio Lusino (01/09/2003)

Il volto della disperazione siciliana tra musica e parole, death metal e protesta....

Gli Envidhia sono un gruppo Death Metal siciliano che arriva al debutto con un demo cd di 7 brani, "The Plague" è il titolo della peste concettuale di questa band che suona da quasi 3 anni e che ci presenta un esclusivo modo di interpretrare la musica attraverso disperazione e introspezione.
La Sicilia, terra di sole e mare, con il piu' alto tasso di disoccupati in Europa e con la piu frequente presenza sui giornali e in tv per fatti di cronaca ed altro. Ecco da dove proviene "The Plague". Uno stile musicale che scuote lasciandosi osservare con attenzione. Certo la produzione di questo demo è mediocre, le chitarre fanno perdere la necessaria dose di potenza al prodotto finale ma non possiamo non apprezzare l'artista che dietro, con tanta devozione e cognizione, ci propone dei riffs assurdi, combinazioni melodiche arpeggiate e soli raggianti per una protesta condotta in musica, un quadro ossessivo ed ostinato che ci viene diegnato dai testi rabbiosi e dalla voce straziante del cantante. Le voci pulite e melodiche, e gli scream introspettivi e corrosivi. Gli Envidhia ci danno modo di capire quanto di buono è insito nelle loro capacità musicali, tecnica e ricerca, dedizione e consapevolezza. "The Plague" è quindi un cd riservato a chi ama questo tipo di sonorità, pesanti e scottanti, ma il brano "Take This" ci fa capire che rivolgono anche un occhiata al mercato attuale, questo brano è infatti piu orecchiabile e facilmente ascoltabile seppur conserva dosi di potenza e adrenalina pura. Le altre canzoni sono piu chiuse dentro l'idea della band, un idea innovativa e sentita del volto della disperazione siciliana.. Tra musica e parole, death e metal e protesta "The Plague" ritaglia uno spazio agli Envidhia, band da seguire con interesse nei prossimi futuri percorsi della musica nostrana, sempre piu al collasso e condizionata dai diversi fattori padroni del mercato discografico.

Fabio Lusino

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Recensione di Francesco Romano uscita il 13/08/'03 sul webmagazine Settenote - www.settenote.it

Envidhia metal band, l'urlo della Sicilia in musica....
La rete.. internet.. il mondo intero nel pc, e per chi è appassionato di musica non poche sono le possibilità per scoprire sempre artisti, gruppi nuovi e capire in che direzione sta andando la produzione musicale della nostra penisola e i contenuti d'avanguardia che esprime. Cosi basta scaricare degli mp3, visitare il sito di un artista, leggere qualcosa e la ragione prende forma..

La musica italiana ha attraversato percorsi infiniti, e dagli anni '50 fino ad ora la continua ricerca ci ha portato sempre sapori e colori nuovi e ogni filone musicale ha rappresentato il periodo, il momento di un epoca, i testi sono stati uno strumento di analisi e le forme artistiche ci hanno dato da sempre delle indicazioni chiare.. Siamo nel 2003.. finita protesta sociale degli anni '60 e quella politica economica anni '70/'80 arriva un onda d'urto che non lascia indifferenti.. Il sistema politico economico e sociale ha influenzato chiaramente tutto.. tutto tutto! Cosi le chitarre elettriche iniziarono a fare sentire qualcosa di diverso e l'estremizzazione di questi messaggi musicali sono arrivati ad un punto quasi eclatante. Non è facile porsi all'ascolto di musica estrema, soprattutto per chi come me viene da una cultura blues, jazz. Il metal è diventato la sintesi estrema di tutto. Contenuti musicali tecnici e testi di cronaca attuale piazzano la potenza di una musica particolare al centro di una specifica analisi. C'è qualcuno che ha qualcosa da dire con tinte nostalgiche e decadenti, con toni di rabbia ed ironia, con esoterismo e determinazione. Il metal italiano racchiude molti gruppi, ognuno con la propria forma e la propria cosa da dire.. In Sicilia, mia terra natale ma non adolescenziale e quindi non attuale, perche anch'io ho conosciuto le difficolta che la vita al sud ti regala, ho scoperto tante realtà musicali interessanti, proprio per la facile reperibilita' e per i facili contatti che la tecnologia oggi ci fa sfruttare. Tanti musicisti di buon livello che seppur non possono autoprodurre dei prodotti commerciali professionali e appetibili ci lanciano un messaggio chiaro e profondo. E' il caso dei miei corregionali Envidhia, una band che ha autoprodotto un demo - cd in stile indefinibile. Un lavoro originale che non ha un contratto discografico che è agli esordi e che risente dell'immaturità di un debutto che condotto in terra siciliana è davvero un impresa.

"The Plague" racchiude il senso della rabbia del sud, per anni bistrattato e poco considerato dalle istituzioni, con mille problemi e sfaccettature negative varie.. Da li parte un urlo dai contenuti devastanti che direttamente e senza mezzi termini esprimono un senso di rabbia sociale e culturale a cui è difficile sottrarsi. Genere: metal, ma sarebbe riduttivo; ormai le diverse forme intraprese e sperimentate dalle bands fa si che parlando di metal non si intende solo le ultime burle commerciali che il mercato si ostina a proporci.

La qualità del cd "The Plague" degli Envidhia non è molto buona ma si riesce a capire una cosa importante.. una conferma.. un ulteriore testimonianza dei processi di involuzione meriodionali. Nulla nasce cosi per caso e le presenze di gruppi estremi assumono un significato rilevante.. Mi chiedo.. come mai alcuni artisti pensano di proporre questo tipo di musica, di scrivere testi di cosi forte impatto, di rivoluzionare il modo di cantare per trasferire un messaggio palese ed evidente di angoscia?.. Ed è vero, nulla nasce cosi per caso, ogni cosa esistente ha il suo motivo, la sua provenienza..

Mario Giacalone, cantante degli Envidhia, non è il primo di certo a sperimentare questo strano modo di cantare ma l'applicazione tecnica per arrivare li è davvero tanta e molto difficile. Credo che la scelta di ringhiare anziche' cantare è una scelta voluta perche la band vuole mandare un messaggio e lo vuole mandare cosi.. proprio cosi.. con le chitarre dure e le voci come fossero gridi di disperazione, di profonda angoscia.. Noto dal ritornello di una canzone di "The Plague" che questo cantante potrebbe cantare senza problemi in modo normale perchè ha anche una bella voce pulita, corposa.. ma questa scelta conferma quanto citato sul periodo di alienazione e abbandono del sud italia. Salvatore Siracusa, chitarrista e compositore, mi fa pensare ... come puo un musicista studiare approfonditamente e realizzare delle parti di chitarra cosi perfettamente compenetrate nei testi e nella proposta del gruppo. La musica, i testi, il genere, tutto.. tutto riconduce la'.. musica e voce percorrono di pari passo la stessa strada e assieme mi hanno fatto capire, con nostalgia e comprendonio, quale è il momento musicale e conseguentemente quello artistico culturale italiano. Gli Envidhia hanno un sito internet, stanno operando bene sulla loro promozione, lascio i contatti e gli indirizzi che possono sviluppare questo tema musicale, questa analisi che attendo nelle pagine di Settenote con i vostri commenti e le vostre idee per condurre assieme una ricerca specifica e dettagliata di quello che una forma artistica, quale la musica, puo farci attendere e scoprire sulla difficolta' non solo sociale dei nostri giorni.. Envidhia, l'urlo della Sicilia in musica...


www.envidhia.itgo.com


FRANCESCO ROMANO

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Recensione di Silvia Arcori uscita l'11/08/'03 sul webmagazine Angelic - www.angelic.it

Envidhia - "The Plague"

Dalle note biografiche apprendiamo che gli Envidhia sono attivi da due anni e mezzo circa e che i due componenti leader portano avanti un progetto ambizioso e particolare.
La forma musicale proposta è infatti composta da una serie di contenuti dark, gothic, death metal e il risultato sfoggiato nel primo demo-cd della band "The Plague", che succede al singolo "I hate my name", è un vasto palinsesto di atmosfere e melodie estreme molto interessanti e da valutare con attenzione.
Iniziamo dai difetti.. la pecca del demo è sicuramente la produzione fonica che purtroppo non rende al meglio l'operato svolto da questi due artisti e che nonostante questo ci dimostrano tutto il loro bagaglio compositivo, ideale, creativo, tecnico ed artistico in genere.
Si parte con un intro basato su un solo di chitarra molto delicato che si piazza su un ambientazione caratterizzata da effetti e tastiere. Prosegue il primo singolo della band "I hate my name" e da qui in poi inizia a prendere corpo l'estro geniale degli Envidhia.. un arpeggio di chitarra accompagna la calda e profonda voce del cantante Mario Giacalone per arrivare poi a parti distorte con voci in scream e finire con un ritornello devastante. "I hate my name" dopo aver messo in sfoggio tutte le capacità vocali del singer si chiude con un assolo di chitarra realizzato con ottimo gusto musicale. Salvatore Siracusa, il chitarrista degli Envidhia, ripete poi le sue esecuzioni in modo impeccabile nelle altre canzoni. "Save the saviour" è un brano di grande effetto, molto spedito e diretto. "Shadow" è il brano che racchiude tutta la maestria in possesso degli Envidhia ed è allo stesso tempo quella dove la produzione fonica penalizza di piu' il lavoro della band contenuto in "The Plague". Dopo aver goduto queste canzoni gli Envidhia pensano bene di farci rilassare ed inizia cosi una canzone chitarra e voce con qualche arricchimento di tastiera che evidenzia ancora di piu la bravura del cantante che abbandona per l'occasione la potenza della voce in scream dedicandosi ad una dolce interpretazione in voce pulita. Prima dell'outro di chiusura, che riprende il tema iniziale dell'intro, ascoltiamo "Take this" il pezzo piu facilmente orecchiabile e che piu facilmente conquista una lusinga; voci in un altra forma di scream piu piene e un ritornello avvolgente. La lusinga della band noi l'abbiamo avuta perchè non è facile esibirsi in un contesto musicale cosi complesso e vasto. Le composizioni sono innovative ed interessanti, le tematiche misteriose e concrete allo stesso tempo. Il particolare modo di comunicare in musica un disagio, una protesta sentita e forte ha trovato negli Envidhia la sua giusta collocazione; credo infatti che gli studi condotti dalla band hanno definito questo prodotto cosi estremo e atmosferico allo stesso tempo per mettere in primo piano le prestazioni vocali del cantante, cioe' per conferire alla protesta una corposità tale che solo cantata cosi in effetti rende e riesce a trasmettere. Strumentalmente il prodotto è un po penalizzato da una produzione non perfetta, ma essendo un demo autoprodotto, non abbiamo adesso pretese di altro tipo. Se la band dovesse firmare un contratto discografico, cosa che con una maggiore cura di alcuni dettagli potrebbe anche essere vicina, saprà presentarsi con un lavoro spettacolare rimettendoci all'attenzione in modo elegante di un angoscia e un disagio espresso musicalmente con dedizione e passione. Il segno di questa passione si trova in "The Plague", un cd che tira fuori la rabbia e le capacità degli Envidhia, nuova e indefinibile presenza della musica italiana.

Silvia Arcori

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Recensione di Peppe Ganovi uscita il 06/08/'03 sul portale web PianetaRadio - www.pianetaradio.com

Titolo: The Plague
Artista: Envidhia
Label: Autoprodotto
Genere: Underground
SottoGenere:
Data Inserimento: 06/08/03
Data prevista di uscita: 0.00.00

Recensione:
E' un piacere sapere che dal profondo sud l'underground italiano conta su band come gli Envidhia, un segnale importante di risveglio e di presenza.. e che presenza!!! Gli Envidhia sono un gruppo multiforme che propone un genere che spazia dal gothic al death, dal dark al nu. La potenza del metal sposata con la melodia atmosferica, creata con grande logica e devozione "emotional", con testi di forte protesta sociale e di misterioso interesse sotto l'aspetto propositivo e diretto ad infliggere "la piaga" dell'uomo, della società in genere. La musica assembla elementi di diversi generi e alla fine l'esperimento sembra ben riuscito. "The plague" è un prodotto che difetta nel songwriting e che forse è ancora poco maturo per accostarsi ai livelli che la scena estera ci mette sotto le orecchie ma la partenza è di certo buona perchè gli Envidhia dimostrano di avere una certa stoffa. Un filone artistico difficile da proporre e sicuramente non facile da realizzare. La proprieta tecnica di questi musicisti rileva un elevato tasso compositivo e le prestazioni del cantante sono da rabbrividire, una voce singolare ed estremamente intensa. La rabbia del sud si chiama Envidhia, "The Plague" è un segnale importante per la musica italiana "diversa", non quella stupida commerciale, ma quella studiata attentamente attraverso una ricerca di sonorita e di intenti che colloca questa band al centro della scena metal estrema futura.

Autore: Peppe "Lord" Ganovi


 

 

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